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Cronaca

No inceneritori, il presidente di ABC mette in guardia la Regione Campania

"Le lobby bloccarono Pecoraro Scanio che disse no agli inceneritori", spiega a NapoliToday in un'intervista il presidente di ABC

Maurizio Montalto, Presidente di A.B.C. (Acqua Bene Comune azienda speciale del Comune di Napoli) ha una lunga tradizione di attivismo ambientalista in Legambiente e nei movimenti, con all'attivo una serie di pubblicazioni come "La guerra dei Rifiuti", "Le vie dell’acqua" e "L’acqua è di tutti", con i contributi di Alfonso Pecoraro Scanio e Alex Zanotelli.

Nel 2006 nominato nella Commissione voluta dal ministro dell'Ambiente e presieduta dal Generale Jucci, che si occupava di promuovere la raccolta differenziata e coordinare i Commissari per l'emergenza rifiuti in Italia, seguì da vicino anche la stesura del piano dei rifiuti e le dinamiche delle emergenze in Campania.

Avvocato Montalto, le nuove linee guida approvate di recente dalla Giunta De Luca che puntano sulla raccolta differenziata e gli impianti di compostaggio bocciando l’idea del Governo nazionale di costruire nuovi inceneritori, ricordano molto le posizioni del Ministro Pecoraro Scanio e del Commissario all’emergenza rifiuti Alessandro Pansa nel 2007. Pensa che questa possa essere la volta buona per una svolta sulla gestione dei rifiuti in Campania?
La proposta del Governo di nuovi inceneritori è in contrasto con le necessità reali dell’Italia. Ci sono aree del paese nelle quali la raccolta differenziata ha raggiunto percentuali talmente alte, che gli impianti di zona, che inceneriscono, non hanno materiale da bruciare. Costruire nuovi non serve, bisogna usare l’esistente e continuare a puntare alla raccolta differenziata.

Quali i punti di contatto tra la situazione attuale e quella del 2007?
Nel 2007 la produzione dei rifiuti in Campania era maggiore dell’attuale, a circa 2.800.000 tonnellate annue, contro i 2.500.000 di oggi. Già allora era stata pianificata una soluzione che rafforzava la raccolta differenziata, imponeva la riduzione degli imballaggi e rendeva superflua la costruzione di termovalorizzatori. Le linee guida appena provate dalla Giunta regionale della Campania ricalcano essenzialmente quell’idea. 

Concretamente cosa bisogna fare?
La raccolta differenziata in Campania è al 47%, raggiunto l’obiettivo del 70-75%, nessuno discuterà più della necessità di costruire nuovi inceneritori. C’è bisogno di fare uno sforzo concentrandosi sull’area metropolitana di Napoli e realizzarvi impianti di compostaggio, piccoli e diffusi. E poi bisogna impegnarsi nella riduzione degli imballaggi, sono troppi e superflui. Non tutto va impacchettato e l’antica pratica del vuoto a rendere va recuperata anche per rafforzare le economie locali. 

A quanto mi dice nel piano rifiuti del 2007 avevate previsto anche specifici interventi sugli imballaggi. Ritiene che debbano essere introdotti anche in queste nuove linee guida? 
Il piano del 2007 programmava la riduzione dei rifiuti prevedendo una diminuzione degli imballaggi di 100.000 tonnellate per i primo anno e di 200.000 dal secondo in poi. Vi sono grandi piattaforme in Campania, centri commerciali che possono attrezzarsi da subito per la gestione del vuoto a rendere, per la distribuzione di prodotti alla spina e per l’eliminazione degli imballaggi inutili. E grandi strutture commerciali possono fare da traino per le attività dalle piccole dimensioni, che impegnano un po’ più di tempo per organizzarsi.

Tra il 2006 e il 2008, Lei fu testimone delle varie fasi dell’emergenza rifiuti in Campania, dello scontro con il Commissario Bertolaso in cui il ministro Pecoraro Scanio evitò l'apertura di discariche a Perdifumo nel parco del Cilento, a Terzigno nel Parco del Vesuvio e a Valle della Masseria a ridosso dell’oasi del WWF di Serre Persano. Lei scrisse allora il libro “La guerre dei rifiuti”; quanto ha scritto sembrò quasi prevedere l’escalation del gennaio 2008 in cui Napoli fu sommersa dai rifiuti travolgendo quel piano per la raccolta differenziata.
La Commissione Jucci aveva lavorato per inquadrare il fenomeno dell’emergenza campana ricostruendone le dinamiche. E’ stata l’occasione per comprendere in parte chi si potesse avvantaggiare del disastro. E’ emerso che in Campania una gestione normale dei rifiuti è possibile e che la decisione di tenere nel caos la regione era sostenuta in maniera scientifica da sistemi complessi, vari, articolati e connessi. La devastazione dei territori ne era solo l’effetto collaterale. Il libro che ho scritto inquadra semplicemente i fatti. Purtroppo non potevamo prevedere che un piano per la gestione dei rifiuti, che avrebbe consentito di ripristinare la normalità, provocasse una reazione così spregiudicata.

Cosa è avvenuto storicamente?
La Commissione Jucci nel gennaio del 2007 rese note le risultanze delle proprie istruttorie presentandole in conferenza stampa a Palazzo Chigi. Il programma delineato prevedeva che la Campania uscisse dall’emergenza entro un anno. Il Ministro dell’ambiente aveva anche ottenuto dalla Presidenza del Consiglio di fissare al 31 gennaio 2008 il termine per la definitiva cessazione del commissariamento con l’obiettivo di evitare che la consueta scadenza al 31 dicembre si trasformasse nell’ennesima occasione di proroga, stante le feste natalizie, la scarsa attenzione dell’opinione pubblica e la chiusura del Parlamento. La determinazione con cui si operava provocò la reazione violenta delle lobby, che portò l’emergenza rifiuti al picco più alto della sua storia, proprio in concomitanza con la data in cui il Commissariato avrebbero dovuto cedere il passo alla gestione ordinaria. La città di Napoli ripiombava nel caos creando le condizioni utili a giustificare l’ennesima proroga dei commissariamenti, la disapplicazione del progetto di normalizzazione e la riattivazione del CIP 6, finanziamenti che venivano nuovamente sottratti alle energie rinnovabili per essere assegnati a inceneritoristi e petrolieri.

C’è il rischio che di fronte al No agli inceneritori della Regione, le lobby provochino una nuova emergenza?
Oggi siamo di fronte a un nuovo scenario politico e il Governo sostiene con scelte palesi gli interessi delle lobby; in Campania tenta d’imporre la costruzione di un nuovo termovalorizzatore. Le opposizioni della Regione e dei Movimenti territoriali potrebbero non essere temute. Ma certo se riuscissero a prevalere e costituissero fonte di preoccupazione non possiamo escludere che i gruppi interesse, per imporsi, tentino di far ripiombare la Campania nel caos dell’emergenza rifiuti.

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