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La storia di Giuliano: "Licenziato perché sindacalista"

 

Un lavoratore licenziato in seguito a un brusco calo di fatturato non è, purtroppo, una rarità. Ma la vicenda di Giuliano Granato, 31enne napoletano, si differenzia dalle altre: "Non ho dubbi, sono stato cacciato per il mio impegno sindacale". La motivazione ufficiale dell'azienda di Arzano per cui lavorava è il crollo dei ricavi. Ma, a fronte di questa emergenza, su circa 50 dipendenti Giuliano è stato l'unico a essere messo alla porta. E questo nonostante abbia ottenuto negli anni una promozione e diversi premi produzione. 

"I rapporti si sono incrinati dopo che, circa un anno fa, ho cominciato un percorso che mi ha portato a essere il primo rappresentante sindacale nella fabbrica per cui lavoravo. Dal giorno in cui ho chiesto di sederci a un tavolo per discutere di un aumento salariale, i miei superiori mi hanno osteggiato in ogni modo. I premi di produzione che avevo raggiunto fino al mese prima sono stati sostituiti da note disciplinari senza senso. Fino al licenziamento del 29 maggio, senza alcun preavviso". 

A Giuliano i sospetti sono nati perché, nonostante la paventata crisi, nessun altro suo collega è stato cacciato, né pre-pensionato. "Non ci hanno mai nemmeno proposto contratti di solidarietà o ammortizzatori sociali che sono i soliti passaggi che si fanno prima di licenziare qualcuno". Come se non bastasse, solo poche settimane fa, il suo capo ha rifiutato una richiesta di ferie: "Mi è stato detto che il mio ufficio era oberato di lavoro e non potevo assentarmi. Ma se il lavoro c'è perché mi hanno cacciato?"

Giuliano Granato ha cominciato una battglia legale e ha ricevuto anche l'appoggio della Camera del lavoro dell'Ex Opg Je so pazz di Napoli, che ha indetto una marcia per le strade di Arzano. "Il mio licenziamento è stato un messaggio per gli altri lavoratori. Hanno voluto comunicare a tutti che devono solo abbassare la testa e lavorare in silenzio".  

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