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Giugliano tra i veleni: la discarica Resit e il disastro ambientale

Una bomba ecologica, un luogo in cui la malavita ha sversato oltre 300 mila tonnellate di rifiuti tossici e che compromette aria, campi e falde acquifere. Una contaminazione che si diramerà per i prossimi 40 anni anche nei territori circostanti

Giugliano, un territorio enorme devastato dall'inquinamento ambientale: compromessi, in molte zone, aria, falde acquifere e terreni.

Tra le cause di questo disastro c'è la discarica 'Resit'. Come spiega il giornalista Roberto Russo dalle pagine del Corriere del Mezzogiorno, questo è un nome che chiunque viva tra Giugliano e i comuni limitrifi non può non conoscere.

Una bomba ecologica, un luogo in cui la malavita organizzata ha scaricato oltre 300 mila tonnellate di materiale tossico (soprattutto scarti industriali, in un connubio di illegalità e connivenza), da tempo sotto inchiesta del pm Alessandro Milita (38 imputati in un processo 'ambientale', primo caso del genere in Italia) e che ha inquinato le terre circostanti (compresi alcuni campi coltivati) per chilometri con materiale nocivo che ormai corre inesorabile fino alle falde acquifere. E nei prossimi quarant'anni, spiega ancora Russo, le cose peggioreranno fino a comprometterla completamente, con tonnellate di veleni colati attraverso il tufo. Una contaminazione che riguarderà anche i territori circostanti, per chilometri e chilometri. Con effetti devastante sulla salute dei cittadini, già oggi notevolmente compromessa. La perizia sullo stato dei luoghi è stata effettuata dal geologo Giovanni Balestri.

Un disastro di proporzioni gigantesche, le cui responsabilità vanno ricercate anche in quei pezzi delle istituzioni che non hanno fermato lo scempio, che hanno consentito e 'lasciato fare'.

In ordine di tempo, l'ultimo allarme sulla drammatica situazione del giuglianese, specifica ancora il giornalista del Corriere, l’ha lanciato il 5 aprile scorso il prefetto di Napoli Francesco Antonio Musolino con una relazione inviata al ministero dell'Interno in cui si richiedeva lo scioglimento dell'amministrazione comunale (poi effettivamente sciolto il 24 aprile) per sospetto di infiltrazioni camorristiche. Nella relazione sono anche contenuti punti inquietanti sulla mancanza di controlli e sull'omissione di esecuzione di ordinanze di chiusure di pozzi avvelenati oltre alla denuncia della disastrosa situazione generale che compromette in maniera irreparabile la salute della cittadinanza.

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