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Gioco d'azzardo compulsivo, un fenomeno in crescita

A Nola domenica 15 gennaio l'Associazione "Giocatori Anonimi" festeggia dieci anni di attività con percentuali altissime di successo. Il percorso si divide in 12 passi: il primo caposaldo è l'ammissione

La rete dell'Associazione giocatori anonimi e Familiari di giocatori anonimi, divisa in Campania in quattro sezioni, festeggerà con un convegno che si terrà domenica 15 gennaio dalle 9 all'hotel Ferrari di Nola, dieci anni di fruttuosa attività.

Il gioco d'azzardo compulsivo di tipo ossessivo e maniacale è un male che si tende a nascondere dietro ad un muro di vergogna, ma si tratta di una vera e propria malattia riconosciuta dall'Organizzazione mondiale della sanità, progressiva per sua natura, che peggiora quindi nel tempo con conseguenze devastanti per chi ne soffre, ma anche per i familiari. Dall’opinione collettiva, però, è ancora considerata alla stregua di un banale comportamento vizioso.
Ne soffrono quasi un milione e mezzo di persone in Italia, più o meno equamente divise tra tutte le età e categorie sociali, e in netto aumento con l'incremento del gioco on line.

I gruppi di aiuto possono però realmente arginare in maniera efficace il problema. Sono circa 600, in dieci anni, le persone che hanno frequentato assiduamente i gruppi Ga campani e altrettanti i familiari dei giocatori patologici. Oggi le quattro sezioni campane contano circa 150 frequentatori assidui con un'età media di 45 anni e una netta maggioranza, contrariamente alle statistiche nazionali, di uomini.

In Campania, l'associazione nata nel 2001, è articolata in quattro gruppi: Napoli, Portici, Nola e Scafati, tutti in collaborazione con l'Unità operativa Psicosociale per le dipendenze di Nola e con il settore Politiche sociali del Comune
"C'é tanta vergogna - spiega Carlo, referente dei Ga Napoli - Per le donne campane è ancora difficile ammettere questo problema".
A uscire dal tunnel della dipendenza, in questi dieci anni, è stato il 60% delle persone che hanno lavorato assieme ai gruppi e all'unità psicosociale. Una percentuale molto alta che sottolinea l’importanza e l’efficacia del lavoro di questo tipo di gruppi di sostegno.

Il Programma è diviso in “dodici passi” e il primo caposaldo è l'ammissione, ogni giocatore anonimo deve ammettere la propria incapacità a contrastare il comportamento compulsivo.
"Si continua con un percorso di crescita spirituale - racconta Carlo - il giocatore impara a volersi bene e a cambiare atteggiamento. E' un cammino lungo in cui il Gruppo riveste una sua importanza, nessuno ti giudica e tutti ti ascoltano e t'incoraggiano a non mollare e a non ricadere nel vortice del gioco". (Ansa)

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