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Gigi D'Alessio si difende: "Sono solo un ingenuo che si è fidato degli amici"

Il cantante in un'intervista parla di tutti i guai con la giustizia che sta avendo, dall'acquisto della Mercedes al fallito progetto Lambretta, passando per la denuncia di alcuni fotografi e l'inchiesta Mafia capitale

“Sono stato un ingenuo a credere nell'amicizia, ho firmato contratti con troppa facilità”. Gigi D'Alessio si difende dalle accuse che lo stanno coinvolgendo in questo periodo, dall'acquisto della Mercedes da mezzo milione di euro al fallito progetto di riportare la produzione della Lambretta in Italia, passando per un'accusa di rapina, alla "citazione" nell'inchiesta Mafia capitale ad alla foto con i fotografi picchiati.

Problemi recenti, ma anche vecchi di 15 anni, come quando nel 2001 fu indagato per associazione mafiosa, “Ma sono stato prosciolto dalle accuse. In quel procedimento sono passato da indagato a testimone. Andavo a cantare ai matrimoni e qualcuno di questi poteva essere di qualche boss. A volte non ero neanche pagato”.

Per quanto riguarda la storia delle rate non pagate per una Mercedes Slr McLaren da 500mila euro, il cantante le ha persino dedicato la strofa di una delle canzoni del suo ultimo album, la frase “Mi ha tradito sempre quello a cui ho dato il sangue” che canta in “Notti di lune storte”. “La cosa bella sapete qual è? Non ci ho fatto neanche un giro – spiega al Fatto Quotidiano – era un favore ad un amico che poi mi ha ingannato vendendo l’auto due volte”.

Continua a pagare le rate, Palumbo scompare. “Non riuscendo a rintracciare Palumbo chiamo Da Costa e gli dico ‘Senti bello, tu hai la mia macchina’. E lui ‘Ma quando mai Gigi. È mia. L’ho comprata e ho anche sottoscritto il leasing'”.

Poi il progetto di riportare la produzione della Lambretta in Italia con Giovanni Cottone. “Era il mio grande sogno, ne parlo per la prima volta – spiega D'Alessio – Volevo dare lavoro ai disoccupati della Campania, il mio obiettivo era assumere le migliaia di lavoratori licenziati. Ma Cottone mi aveva nascosto alcuni ostacoli del business”. Ostacoli che gli costeranno ora 3 milioni di euro da restituire in 20 anni a una banca lombarda.

Poi la denuncia del 2007, quando – dopo una rissa – “sottrae” a due paparazzi le loro fotocamere. “Erano entrati nella mia proprietà all’Olgiata per immortalare gli inizi della mia storia con Anna Tatangelo”. “Li ho risarciti però, dovevo fare un concerto a New York e non potevo avere problemi con la giustizia per gli americani. Ho sbagliato ad alzare le mani. Ero stressato, la mia vita sbattuta su tutti i giornali. Ero stufo”. Ora potrebbe subire un processo per rapina, quella appunto delle macchine fotografiche.

E il suo nome nell’inchiesta Mafia Capitale, quando pare chieda aiuto a Giovanni De Carlo, uno degli arrestati, dopo un furto nella sua villa. “Non ho mai conosciuto Giovanni De Carlo. Quando l’ho saputo ero a Miami e subito ho pensato che forse ero stato fotografato con lui”.

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