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Il testimone di giustizia Ciliberto: "Minacciato all'esterno del cimitero"

Il testimone di giustizia di Somma Vesuviana nel 2010, da responsabile della sicurezza di una ditta che realizzava opere autostradali, denunciò la corruzione nell'aggiudicazione di alcuni lavori e di infiltrazioni mafiose

Insulti e minacce all'esterno del cimitero all'indirizzo di Gennaro Ciliberto, il testimone di giustizia di Somma Vesuviana che nel 2010, da responsabile della sicurezza di una ditta che realizzava opere autostradali, denunciò la corruzione nell'aggiudicazione di alcuni lavori e di infiltrazioni mafiose.

"Perché voler affrontare il testimone di giustizia e la scorta fuori ad un cimitero con tanta sfrontatezza? - si chiede Ciliberto all'indomani del grave accaduto - Questo ennesimo episodio sta a significare che la presenza di chi ha denunciato la camorra infastidisce. Un voler dimostrare ai cittadino: 'qui comandiamo noi. Devi andare via dalla tua città, tu e la scorta'. Credo invece che oggi più che mai ci sia bisogno di uomini e donne, simbolo di quella giustizia troppo spesso osannata ma sempre più umiliata. Io devo restare nella mia città e non abbassare lo sguardo. Non devo fare un solo passo indietro e portare avanti i progetti di uomo libero e per bene, per il bene della collettività. A questi criminali ribadisco con forza che Somma Vesuviana non può essere ostaggio di questa cappa criminale. Somma sta cambiando e riuscire a portare a compimento questo cambiamento è la vittoria di tutti gli onesti e dello Stato. La camorra uccide con le armi, ma anche minando alla libertà e allo sviluppo di un territorio. Chiedo allo Stato di essere al mio fianco e di dare una risposta forte all'accaduto di ieri. Ringrazio l'Arma dei Carabinieri ed in particolare la scorta. Non nascondo che sono turbato per l'accaduto, ma saprò reagire anche a questa ennesima violenza".

Gennaro Ciliberto, proprio nei giorni scorsi, aveva raccontato la sua storia ai microfoni di NapoliToday: "Siamo 78 testimoni in Italia. Viviamo sotto scorta in località protette, purtroppo esiliati perchè nonostante abbiamo la massima protezione che si potrebbe avere, non è stato ritenuto opportuno che rimanessimo nella nostra terra. Noi viviamo una condizione di estremo disagio, perchè oltre a lasciare i nostri affetti e la nostra terra, ci sentiamo dei cacciati. Da dirigente di un grosso gruppo che lavorava in autostrada, vengo a sapere, oltre che di infiltrazioni mafiose tutte denunciate, anche di crolli di cavalcavia e di ponti avvenuti".

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