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Allarme incendi: la causa, i fuochi pirotecnici

Vigili del fuoco in allerta: troppi rischi per la Costiera amalfitana e non solo. Per aggirare il divieto di uso di fuochi pirotecnici, le esplosioni arrivano dal mare

Estate, passeggiate notturne a cielo aperto, feste patronali con relativi spettacoli pirotecnici. Peccato però che una bellezza per la vista possa trasformare il contorno in tragedia. D'altronde i vigili del fuoco sono già in allerta in Costiera amalfitana, a Capri, Ischia e in Penisola sorrentina, soprattutto ad Amalfi e Sorrento.

I residenti si lamentano dei rumori provocati dalle esplosioni, ma gli incendi preoccupano maggiormente. Sarà che l'animo partenopeo ama particolarmente concludere le feste private in questo modo. E così matrimoni, compleanni e serate, per definirsi un successone, sul finale hanno sempre i giochi pirotecnici come asso nella manica. Fuochi spesso sparati senza alcuna autorizzazione.
A Positano, da due anni, un'ordinanza vincola l'accensione di fuochi d'artificio, sparo di petardi, utilizzo di mortaretti e razzi a regole ben precise. Altrove, invece, si fa un po' come si vuole. In Costiera amalfitana poi, per raggirare leggi e provvedimenti amministrativi, si arriva a sparare i fuochi da mare che sono così svincolati a qualsiasi controllo. Questi infatti non devono essere autorizzati: basta una semplice comunicazione all'autorità comunale e alle forze di polizia.

Ma l'inquinamento dove lo mettiamo? Cenere, polveri, pezzi di carta e cartone che finiscono irrimediabilmente in acqua per essere trasportati chissà dove dalle correnti. Il problema dunque c'è, ma la moda del fuoco d'artificio difficilmente tramonterà. Lo afferma il presidente degli albergatori dell'Apas, Lorenzo Cinque, spiegando che in Costiera amalfitana c'è molta richiesta di fuochi da parte delle strutture extra-alberghiere. Ma ecco che nel silenzio della notte, al di là del timore incendi, i rumori rimbombano fastidiosamente e la quiete è un lontano ricordo.

Tra i fuochi più in voga appaiono le lanterne cinesi, arrivate due anni fa al Sud Italia attraverso l'importazione delle comunità appunto della Cina. Lanciate in cielo come segno di buon augurio, queste mongolfiere a forma di cilindro e di 1 metro di altezza sono costruite con carta velina e un cerchio di bambù. Una volta riscaldate alla base, si alzano in volo e raggiungono qualche centinaio di metri in quota.

A quanto pare, però, queste sarebbero per fortuna più sicure. Infatti, una volta consumata la miccia, continuano a volare per poi cadere anche a distanza di centinaia di chilometri. E poi, particolare non trascurabile, non fanno rumore.
Ma se a Napoli piacciono parecchio, la Costiera amalfitana le snobba e, a quanto pare, continua a preferire i prodotti nostrani. I più inquinanti, i più pericolosi, i più rumorosi.

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