Cronaca

Crisi nella terra dei fuochi: frutta e verdure avvelenate

La cattiva fama di Giugliano non lascia indifferenti i consumatori. Prima delle inchieste, fragole, mele e verdure sono arrivate attraverso la grande distribuzione sulla tavola di migliaia di famiglie in tutta Italia

Frutta

Una situazione difficile da digerire. Nella terra dei fuochi è avvelenata anche l'acqua. Il quadro illustrato da Tonia Limatola del Mattino è chiaro: "Nell'area si coltivano fragole e verdure accanto alle discariche che, a loro volta, erano state realizzate abbattendo dei pescheti, che magari venivano coltivati su aree in cui erano stati interrati per anni rifiuti tossici. Nessuno si meraviglia allora se il settore agricolo da queste parti viva un periodo di forte crisi e che i contadini decidano di abbandonare le coltivazioni nonostante il terreno resti, nonostante tutto, tra i più fertili d’Italia. La cattiva fama di Giugliano non lascia indifferenti i consumatori e sui mercati mele annurche, pesche e susine non vengono più richiesti come un tempo, quando la provenienza da queste terre, molto fertili perché di origine vulcanica, era sinonimo di eccellenza".

Eppure l’agricoltura a Giugliano è sempre stata un’attività fiorente. Negli anni Settanta si ritenne addirittura importante realizzare una delle più grandi strutture mercatali del Sud, in via Santa Maria a Cubito, proprio a due passi dall’area in cui si concentrano il maggior numero di discariche, autorizzate e non.


Prima delle inchieste, fragole, mele e verdure sono arrivate, attraverso la grande distribuzione, sulla tavola di migliaia di famiglie in tutta Italia. Le ripercussioni sulla salute? Difficile al momento stabilirlo.

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