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Lunedì, 6 Febbraio 2023
La polemica / Casamicciola terme

I geologi: “A Ischia dal 2009 è stato fatto poco”

L'accusa lanciata dagli esperti

“Cosa è stato fatto dal 2009, anno dell’alluvione ad oggi? Forse ben poco. In Italia ancora non si prende coscienza della pericolosità, del rischio idrogeologico specialmente su quel territorio che è stato abusato in passato. In Italia c’è necessità anche di un maggior coinvolgimento da parte delle istituzioni perché devono mettere mano alla manutenzione ordinaria. La cura del territorio passa per la manutenzione ordinaria. Periodicamente bisogna controllare tutte le aree di deflusso dell’acqua ma anche gli stessi tombini e fare manutenzione degli alvei. Parlando dell’Italia bisogna limitare il consumo di suolo”. Lo ha affermato il geologo Gaetano Sammartino, Presidente della Società Italiana di Geologia Ambientale, sezione Campania.

“Per Ischia, dalle immagini osservate  che verosimilmente si trattarebbe di un processo franoso tipo colata detritica che avrebbe attivato un trasporto in massa di dimensioni importanti di terreni sciolti di natura piroclastica. Trattasi di frane ad alto potere distruttivo che mobilitano grossi quantitativi di sedimenti  - ha dichiarato Micla Pennetta, Geomorfologa dell’Università Federico II di Napoli -e detriti che possono anche incanalarsi in incisione preesistenti fluendo ad alta velocità verso valle. La causa scatenante è da attribuire alle piogge intense e prolungate. La predisposizione del territorio a tale tipo di dissesto è legata alla pendenza del versante ed dalla presenza di depositi sciolti a tetto fortemente erodibili; versanti incisi da aste fluviali corte e molto acclivi. In tale contesto geologico e geomorfologico si determinano le condizioni per rischi geoidrologici (conosciuti come idrogeologici) che determinano alluvionamenti ed invasione di materiale franato dei centri urbani  posti alla base dei versanti e della rete di drenaggio delle acque.

Cronache storiche risalenti anche al 1910 (Donzelli, 1910) indicano alluvionamenti catastrofici nel territorio ischitano. E più recentemente, l’area oggi invasa dalla colata (Piazza Bagni) rapida è stata interessata anche nel novembre 2009; a seguito di tale evento trovò la morte una ragazza. La valutazione dei rischi naturali è importante per qualsiasi programma razionale di pianificazione del territorio”.

Il consiglio nazionale dei Geologi 

“Purtroppo il rischio di questi fenomeni nella zona ischitana è elevatissimo, l’ultimo evento in ordine di tempo si è verificato nel 2009, e i dati del rapporto ISPRA del 2021 indicano per Casamicciola che circa il 60% del territorio ed il 30% della popolazione sono esposti ad un rischio elevato”, rileva Lorenzo BenedettoPresidente Centro Studi CNG.

“I piani per l’Assetto idrogeologico elaborati dalle Autorità di Bacino, evidenziano condizioni di fragilità dell’intero territorio nazionale peggiorate da uno sviluppo caotico e da un non corretto uso del territorio stesso: infatti si è costruito molto spesso in posti dove condizioni geologiche e geomorfologiche non lo avrebbero consentito” prosegue Benedetto.

Cosa fare

Dopo le operazioni di soccorso e dei primi interventi volti al superamento dell’emergenza e dunque alla ripresa delle normali condizioni di vita e di lavoro, che il sistema di Protezione Civile sta già attuando, sarà importante fare le valutazioni delle condizioni di rischio residuo, con sopralluoghi dedicati anche in relazione agli interventi urgenti di riduzione del rischio da realizzare” afferma Arcangelo Francesco VioloPresidente CNG.

Prospettive

“Più in generale occorre una strategia integrata di prevenzione e gestione del rischio idrogeologico, dobbiamo imparare a convivere con il rischio, il rischio zero non esiste.” continua Violo.

Come si può fare? Attraverso l’attuazione di un piano pluriennale di prevenzionee gestione che preveda non soltanto la realizzazione di interventi di tipo strutturale, cioè opere di consolidamento, arginature, briglie, vasche ecc., ma anche una serie di azioni ed interventi non strutturali.

  • Aggiornare i piani per l’assetto idrogeologico e di gestione delle alluvioni perché il territorio è in continua evoluzione, intensificata anche dai cambiamenti climatici in atto.
  • Adeguare la pianificazione urbanistica comunale, in modo da non continuare a costruire in aree pericolose ed attuare dunque uno sviluppo compatibile e sostenibile con l’assetto geologico del territorio. 
  • Delocalizzare le strutture dalle aree a rischio, recentemente in Campania un importante riferimento è la Legge regionale del 10 agosto 2022 numero 13, che favorisce ed incentiva la delocalizzazione di edifici posti in aree a rischio di frana e alluvione.
  • Attuare i presidi territoriali, a supporto dei sistemi locali di protezione civile, per monitorare l’evoluzione del territorio insieme ai sistemi strumentali di monitoraggio e di allerta, al fine di tutelare in primis l’incolumità delle persone. 
  • Attuare i piani di Protezione Civile, soprattutto nella fase che precede l’evento al fine di ridurre il danno, soprattutto in termini di salvaguardia della vita umana. 
  • Informare la cittadinanza così da determinare popolazioni più resilienti. I cittadini devono essere messi a conoscenza dei possibili scenari di rischio che si possono verificare durante le emergenze e delle azioni e comportamenti che devono porre in essere per evitare di mettere a rischio la propria incolumità e quella degli altri. 
  • Occorre infine la manutenzione del territorio che deve riguardare non solo fiumi e torrenti ma anche i terreni presenti sui versanti, prevedendo incentivi economici per i privati nella realizzazione di opere di manutenzione e di sistemazione che migliorerebbero le condizioni di stabilità e di assetto del territorio stesso.
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