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Focolaio Covid nella casa di riposo, i titolari: "Vaccini richiesti da 4 mesi. Non ci hanno risposto"

Tredici ospiti e sette operatori socio-sanitari sono stati contagiati in una struttura di corso Umberto, a Napoli: "I residenti hanno più di 80 anni, perché non sono stati ancora chiamati per la somministrazione?"

 

Venti contagi, tredici ospiti e sette operatori. In pratica, tutta la 'popolazione' della casa di riposo Residenze Terza Età di corso Umberto, al centro di Napoli, è affetta da Covid-19. Un dato preoccupante, soprattutto in considerazione che si tratta di cittadini over 80 e di personale che lavora a stretto contatto con gli anziani che ancora non hanno ricevuto neanche la prima dose di vaccino.

"Eppure la prima richiesta di inserire il personale sanitario l'abbiamo inviata il 10 gennaio - spiega Rosario Maiorano, titolare di questa e di altre case di riposo napoletane - Nonostante i ripetuti solleciti, non abbiamo mai ricevuto risposta". Mentre parla, Maiorano mostra le quindici mail inviate alle autorità sanitarie regionali da gennaio ai primi di aprile: "Trovo assurdo che il personale delle case di riposo non venga vaccinato, mentre tra i caregiver che hanno già ottenuto la somministrazione ci sono persone che non hanno mai passato neanche 5 minuti con un disabile".

Ancora più singolare è che gli ospiti della residenza, tutti ottuagenari, siano ancora in attesa: "I loro parenti hanno fatto richiesta sulla piattaforma per il vaccino domiciliare, in quanto parliamo di anziani con difficoltà di deambulazione - prosegue Maiorano - ma anche in questo caso nessuno è stato contattato". La casa di riposo di corso Umberto non è un caso isolato. Maiorano, infatti, è titolare anche di un'altra struttura in piazza Vanvitelli: "Anche qui, né il personale né gli utenti sono stati vaccinati e abbiamo paura che possa esplodere un altro focolaio". Un preoccupazione condivisa anche dai familiari degli over 80, come Giovanna Iuliana, figlia di una donna di 86 anni: "Mia madre è un soggetto fragile - spiega - abbiamo fatto richiesta per il vaccino il 2 febbraio e ancora stiamo aspettando". 

Il focolaio, però, svela anche la fragilità della medicina territoriale: "Siamo stati contattati solo per la prima visita, poi finiti nel dimenticatoio - denuncia il proprietario - fortunatamente siamo stati assistiti dal Comitato per la cura domiciliare del Covid-19".

Eric Grimaldi, avvocato e fondatore del comitato, spiega quali sono le crepe del sistema sanitario: "Più che fragilità dovremmo parlare di fallimento. La casa di riposo non ha ricevuto alcuna assistenza e ha dovuto sostenere economicamente cure e tamponi. Sono centinaia le persone abbandonate dal sistema sanitario che il Comitato aiuta con i consigli dei medici associati. Andrebbe ricordato che a marzo scorso sono state istituite le Usca, Unità speciali di continuità assistenziale. Dovevano attivarne una per ogni 50mila abitanti, ma a dicembre 2020 a Napoli risultavano attive solo cinque Usca sulle dieci previste". 

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