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Foto a cura di Emiliano D. Esposito

Foto a cura di Emiliano D. Esposito

Il 2015 tutto d'un fiato: le storie dell'anno che volge al termine

La morte di Pino Daniele, il Papa in visita a Napoli, la strage della follia a Secondigliano, la tragedia in Tangenziale, l'omicidio di Genny Cesarano, la perdita di Luca De Filippo

Cala il sipario sul 2015. Abbiamo scelto i fatti più significativi accaduti a Napoli e in provincia per ricordare questi dodici mesi.

CI LASCIA PINO DANIELE - Un malore improvviso nella sua villa in Toscana, poi l'inutile corsa verso l'ospedale a Roma. Nella notte del 4 gennaio muore Pino Daniele: avrebbe compiuto 60 anni il 19 marzo. Solo pochi giorni prima, la sua ultima apparizione in tv per il Capodanno. Pino soffriva di una malattia alle coronarie e si era sottoposto negli anni a vari interventi di angioplastica. Il 7 gennaio, la Procura di Roma avvia un'indagine per omicidio colposo allo scopo di accertare se la richiesta di andare nella Capitale, dopo essere stato colto da malore, sia arrivata effettivamente dallo stesso artista. Secondo quanto accertato, quella sera, la compagna di Daniele, Amanda Bonini, chiamò il 118 per chiedere l'intervento di una ambulanza. I medici, arrivati nella zona dove viveva Daniele, contattarono di nuovo i familiari i quali comunicarono che si sarebbero recati con mezzi propri a Roma dal cardiologo di fiducia del cantante. Ad ottobre, si torna a parlare della tragedia: nessuna responsabilità dietro la sua morte. Così la procura di Roma chiede al gip l'archiviazione del fascicolo aperto per omicidio colposo. Per il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e il sostituto Marcello Monteleone, la morte è sopraggiunta per uno shock cardiogeno, un decadimento dell'organo. Nel decesso potrebbe avere avuto un peso anche l'assunzione di farmaci vasodilatatori che Pino assunse con la convinzione di superare la crisi quando comparvero i primi sintomi del malore.

IL PAPA A NAPOLI - Il 21 marzo la città accoglie Papa Francesco. Dal palco di piazza del Plebiscito il Pontefice, durante la celebrazione della messa, spende bellissime parole per Napoli. "Oggi comincia la primavera, e la primavera è tempo di speranza. Tempo di riscatto per Napoli: questo è il mio augurio e la mia preghiera per una città che ha in sé tante potenzialità spirituali, culturali e umane, e soprattutto tanta capacità di amare. Le autorità, le istituzioni, le varie realtà sociali e i cittadini, tutti insieme e concordi, possono costruire un futuro migliore". Divertente siparietto sul lungomare per il Papa che, indossando un casco, diventa testimonial di una campagna di sensibilizzazione organizzata da Aci e Curia napoletana. E poi un bagno di folla alla Rotonda Diaz con tanto di pizza consegnata al Pontefice sulla Papa-mobile.

STRAGE DELLA FOLLIA A SECONDIGLIANO -  Giulio Murolo, infermiere di 48 anni, uccide quattro persone e ne ferisce altre sei. Dopo una lite per dei panni stesi ad asciugare spara in strada per un'ora e mezza, prima con una pistola e poi con uno dei suoi fucili da caccia. A cadere sono la cognata, il fratello, un ufficiale della polizia municipale che aveva tentato di fermarlo, un fioraio che percorreva la strada a bordo di uno scooter. Il terrore si sviluppa in circa un'ora, a partire dalle 15, quando Murolo imbraccia un fucile a pompa. Decide poi di lasciarsi catturare senza opporre resistenza dopo essere stato convinto al telefono da un operatore del 113. L'omicida poi dirà: "Sono pentito, chiedo perdono a tutti. Chiedo perdono a mia madre, ai miei nipoti, i figli del fratello che ho ucciso, ma anche a tutte le persone estranee alla mia famiglia che ho trascinato in questa tragedia". Due mesi dopo, sale il bilancio delle vittime: si spegne Vincenzo Cinque, luogotenente della Polizia Municipale. Il 64enne era stato colpito alla gola da Murolo mentre cercava di fermare gli automobilisti per sottrarli ai proiettili.

L'ELEZIONE DI DE LUCA - A inizio giugno, Vincenzo De Luca viene eletto nuovo Presidente della Regione Campania con il 41% dei voti contro il 38% del candidato del centrodestra, Stefano Caldoro. "Grazie a tutti, abbiamo raggiunto un risultato straordinario. Grazie a Renzi e ai cittadini per la fiducia. Comincia una nuova stagione politica per Napoli e per la Campania. Manterremo gli impegni presi in campagna elettorale". Mesi di duro lavoro, ma anche di alti e bassi. A novembre De Luca risulta indagato insieme al suo ex capo segreteria, Nello Mastursi, al giudice del tribunale di Napoli Anna Scognamiglio, a suo marito Gugliemo Manna e ad altre tre persone. Secondo l'ipotesi della procura di Roma, i reati commessi dagli indagati sono a vario titolo corruzione e violazione del segreto. Le prime parole del Governatore: "È mia intenzione fare in modo che si accendano su questa vicenda i riflettori nazionali, trovandomi nella posizione di chi non sa di cosa si stia parlando. Ho già dato incarico al mio avvocato per chiedere di essere sentito dalla competente autorità giudiziaria. Per me, come per ogni persona perbene, ogni controllo di legalità è una garanzia, non un problema".

UBRIACO CONTROMANO IN TANGENZIALE - Ore 4 e 30 di un sabato di fine luglio. Una Renault Clio, con a bordo due persone, dopo avere percorso ben 5 chilometri nella direzione sbagliata sulla Tangenziale di Napoli si scontra con una Fiat Panda guidata da un uomo di 48 anni, Aniello Miranda, deceduto sul colpo. A bordo della Clio, insieme al folle guidatore di 29 anni, Aniello Mormile, risultato in seguito positivo all’alcol test, la ventiduenne Livia Barbato: rimasta gravemente ferita nell’incidente, la giovane muore all'ospedale Cardarelli. Un mese dopo il giovane, ritenuto responsabile di duplice omicidio volontario, per la prima volta risponde alle domande degli inquirenti. Il dj, difeso dagli avvocati Gaetano Porto e Gaetano Baccari, avrebbe ricordato la serata passata in discoteca, la musica assordante, la birra e i super alcolici bevuti in grande quantità. Per il resto, molti dubbi e troppi vuoti di memoria. Ad ottobre, i risultati della perizia disposta dalla Procura sulla Barbato: Livia quella sera aveva bevuto qualche drink, ma non era drogata.

ANATOLIJ, CLIENTE EROE UCCISO NEL SUPERMERCATO - A fine agosto si consuma una tragedia in un supermercato di Castello di Cisterna. AnatoliJ Korol, ucraino di 37 anni, è con la sua bambina di un anno mezzo nel carrello della spesa. Mette in sicurezza la piccola, poi affronta due banditi che avevano preso di mira il negozio. Riesce a bloccarne uno, ma il complice fa fuoco sul 37enne colpendolo a morte. Una scena drammatica davanti a decine di clienti. Pochi giorni dopo vengono arrestati per il reato di concorso in omicidio Marco Di Lorenzo e Gianluca Ianuale, fratellastri e figli del boss Ianuale. Due mesi dopo, diffuso il video shock della tragedia. L'eroico gesto dell'uomo, padre di tre figli, viene ricordato al Quirinale: il Presidente Sergio Mattarella consegna una medaglia al valor civile alla vedova.

GENNY, MORTO A 17 ANNI - Colpito a morte da sicari a piazza Sanità, zona del capoluogo campano ad alta fibrillazione nella criminalità organizzata, davanti la chiesa di San Vincenzo. Muore così Gennaro Cesarano, 18 anni non ancora compiuti. Pochi giorni dopo, i funerali alle prime ore del mattino per questioni di ordine pubblico. Centinaia di persone, in gran parte giovanissimi, per l'addio al ragazzo. "Il nostro quartiere resterà a lutto fino a quando non ci sarà una risposta dalle istituzioni su quello che è accaduto a Genny Cesarano". Questo l’annuncio di don Antonio Loffredo, parroco della chiesa di San Vincenzo alla Sanità. Dure le parole del papà del ragazzo, Antonio: "Se mio figlio Genny è morto, è colpa dei killer ma anche dello Stato. Se lo Stato, quella notte, fosse stato presente, chi ha sparato non avrebbe potuto fare il padrone. Genny non era il bersaglio dei killer. Mio figlio era un bravo ragazzo con mille passioni, non il camorrista che tutti hanno descritto in questi giorni. Non era l'obiettivo di quella banda armata giunta in rione a bordo di moto e che, sparando all'impazzata, ha colpito a morte mio figlio. Lo ha detto chi era presente, e lo ha detto a me e alla polizia". Il 5 dicembre, in occasione della manifestazione anticamorra 'Un popolo in cammino', studenti, associazioni e parrocchie marciano per chiedere misure efficaci contro la criminalità organizzata e per ricordare le vittime innocenti dei clan. Alla testa del corteo, lo striscione con la scritta "Verità per Genny Cesarano".

NICOLA, IL POLIZIOTTO FERITO - Nicola Barbato, poliziotto 46enne, la sera del 24 settembre viene ferito gravemente durante un'operazione antiracket a Fuorigrotta. Un mese dopo, il trasferimento dall'ospedale Loreto Mare ad un centro di riabilitazione di Imola dopo aver lottato tra la vita e la morte fino a uscire dal coma farmacologico e riaprire gli occhi. Preso il responsabile: è Raffaele Rende, 27 anni, rintracciato in un un appartamento di San Giovanni a Teduccio dopo due giorni di caccia all'uomo. "Sì è vero, ero armato. Era la seconda volta che passavamo lì per la tangente. Quelli avevano aperto il negozio e dovevano mettersi a posto con noi. Dovevano capire. Sono entrato con la pistola in pugno e poi mi sono visto in trappola, ho visto persone armate, ho perso il controllo e sì, ho sparato, tutti mi hanno visto sparare. Non volevo uccidere, ho fatto un guaio grosso".

RAPINATORI UCCISI AD ERCOLANO - È il 7 ottobre quando Bruno Petrone, 53 anni, e Luigi Tedeschi di 51, entrambi pregiudicati, vengono uccisi da un gioielliere vittima di un tentativo di rapina. I rapinatori, arrivati a bordo di uno scooter, vengono raggiunti dai colpi d'arma da fuoco. Il commerciante aveva appena prelevato alcune migliaia di euro. "Hai sparato per 5mila euro. Ora te li porterai sulla coscienza". Così la moglie di uno dei banditi nei confronti del commerciante. Un mese dopo, vengono arrestati due complici che hanno preso parte alla rapina. L'avvocato Maurizio Capozzo, difensore del gioielliere indagato per omicidio colposo per eccesso di difesa, fa intanto sapere: "Il mio cliente si è allontanato dalla Campania dopo le minacce di morte di uno dei familiari di uno dei due delinquenti uccisi. Ci tiene a far sapere di essere profondamente addolorato per quanto verificatosi, se potesse tornare indietro mi ha riferito che avrebbe preferito morire lui al posto dei due aggressori. Sarebbe stato meno male".

ADDIO A LUCA DE FILIPPO - Il 27 novembre si spegne Luca De Filippo, 67 anni, figlio del grande Eduardo. "Luca era consapevole e fiero di essere l'erede di terza generazione di una famiglia che ha fatto la storia del teatro italiano e, nella figura di Eduardo, del teatro mondiale". Così in una nota la famiglia. Lo assistevano la moglie, Carolina Rosi, i figli Matteo, Tommaso e Luisa. Poche settimane prima era stato ricoverato per una sospetta discopatia e subito dopo gli era stato diagnosticato un male incurabile. Sconvolti gli studenti della la neonata Scuola del Teatro Stabile di cui De Filippo era appassionato direttore.

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