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Fatima

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Terrorismo, Procura di Milano: "Fatima sarebbe pronta al martirio"

A carico della giovane di Torre del Greco, latitante in Siria, pende una richiesta di rinvio a giudizio. Tra le persone che il 21 dicembre dovranno comparire davanti al Gup c'è Bushra Haik, la maestra di jihad di Fatima

Migliaia di foreign fighters partiti da Europa, Medio Oriente e Maghreb per raggiungere il califfato e arruolarsi tra le file dell'Isis e la capacita' dei colonnelli di Abu Bakr Al Baghdadi di "smistare i volontari qualunque fosse la provenienza". E' il quadro emerso dall'indagine della Procura di Milano con al centro Maria Giulia 'Fatima' Sergio, la prima donna foreign fighter italiana che, con il marito Aldo Kobuzi, è partita per i territori dell'Isis e ha aderito all'organizzazione terroristica e alle sue leggi al punto da essere disponibile al "martirio".

Un quadro che delinea "in modo chiaro" - come si legge nella richiesta di rinvio a giudizio per 'Fatima', suo marito (entrambi latitanti in Siria), il padre, la sorella Marianna e altri 7 - anche "la rete sovranazionale che organizza i trasferimenti" dei 'soldati' verso il cosiddetto Stato Islamico, "il loro arruolamento ed addestramento militare". Soldati che arrivano con un "flusso continuativo e particolarmente consistente" da "Francia, Spagna, Svezia, Libia, Libano, Arabia Saudita, Kosovo, Bosnia", ma anche da Russia, Oman, Iraq, Svizzera e San Marino.

A portare il procuratore aggiunto di Milano Maurizio Romanelli, il pm Paola Pirotta e la Digos a ricostruire l'attivita' all'interno dei territori occupati dall'Isis, sono state anche le telefonate spuntate durante l'indagine italiana di Ahmed Abu Alharith, "coordinatore dell'arrivo dei foreign fighters nel territorio siriano e del successivo smistamento", di Bassiouni Abdallah, "cittadino libico" coordinatore "dell'invio dei combattenti dalla Libia verso la Siria" e di Abu Sawarin, "responsabile dei 'francesi' in arrivo nel territorio dello stato islamico".

I contatti registrati sull'utenza turca di Ahmed Abu Alharith, alla quale fanno riferimento gli altri due reclutatori per l'Isis, hanno portato inquirenti e investigatori a farsi un'idea di quanto fossero numerosi e di come fosse 'continuo' il flusso di "combattenti" provenienti da tutta Europa e dal mondo arabo. "Combattenti" ai quali Alharith fornisce una serie di istruzioni "per raggiungere lo Stato Islamico". Lo scorso 4 gennaio, per esempio, parlando al telefono con un volontario gli spiega di non portare con se' "computer, laptop e telefonini intelligenti, come iPhone o Samsung Galaxy", in quanto sono 'pericolosi' perche' facilmente individuabili dagli investigatori. Il consiglio: venderli "in Libano" e al loro posto comprare "un piccolo telefonino, come il Nokia, solo per (...) contattarmi quando arrivi in Turchia. L'altro tipo di telefoni e' vietato all'interno dello Stato". Altra regola e' quella di partire solo con una valigia, perche' al resto provvedera' il califfato con il "il bottino di guerra".

Tra le persone per cui il prossimo 21 dicembre si aprira' l'udienza preliminare davanti al gup Donatella Banci Buonamici, c'e' anche Bushra Haik, la "maestra di jihad" di 'Fatima' e della sorella Marianna e che, dall'Arabia Saudita, dove vive libera dal 2012, avrebbe gestito 5 gruppi "di indottrinamento" via Skype con iscritte piu' di 300 "donne musulmane". Nei suoi confronti la magistratura milanese ha spiccato un mandato di arresto internazionale a cui finora non e' stata data risposta.

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