Cronaca Torre annunziata

Faida a Torre Annunziata: le indagini

Gli investigatori non escludono nessuna pista e analizzano i profili delle due vittime degli agguati. Ecco chi sono Michele Guarro e Francesco Immobile

Si muovono cercando tra i personaggi di medio lignaggio. Persone inserite nel clan ma non in posizioni di vertice. È quello che stanno facendo gli investigatori a Torre Annunziata dopo i due agguati avvenuti nello scorso fine settimana che hanno portato al ferimento di Michele Guarro e all'uccisione di Francesco Immobile. Potrebbe essere partita una nuova faida tra i clan cittadini ma per esserne sicure le forze dell'ordine hanno bisogno di nuovi elementi di prova. Al momento, oltre allo scontro tra cosche, tengono vive anche tutte le altre piste, anche di carattere “personale” che si sono rivelate valide già in passato. La situazione in città è talmente magmatica e meno definita rispetto al passato che gli investigatori non vogliono commettere l'errore di concentrarsi solo su una pista o su un determinato clan per non correre il rischio di tralasciare degli elementi fondamentali per le indagini. Ciò che risultano chiari al momento sono i profili delle vittime degli agguati.

Chi sono Michele Guarro e Francesco Immobile 

Da una parte c'è Michele Guarro, uomo del clan Gionta, ferito sabato scorso lungo corso Vittorio Emanuele III. Guarro, 57 anni, ha una lunga lista di precedenti penali. Tra questi anche una condanna per estorsione per conto dei “valentini”. Appartiene agli storici membri del clan Gionta ed è stato coinvolto anche nell'inchiesta “Alta Marea” che nel 2008 disarticolò il clan. Soprannominato “batti le manine” viene ritenuto a pieno titolo uno degli elementi più pericolosi in circolazione a seguito delle scarcerazioni dopo le condanne per quell'inchiesta. Dall'altra parte c'è Francesco Immobile, ucciso domenica mattina all'esterno della parrocchia Sant'Alfonso Maria de' Liguori. Immobile “vanta” delle parentele all'interno del clan Gallo-Cavalieri e lui stesso venne coinvolto nell'inchiesta “Mano Nera” con la quale l'antimafia inflisse un duro colpo ai danni della cosca e dei loro alleati, i “psielli”. Immobile è stato arrestato diverse volte per detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti e viene considerato dagli investigatori un personaggio di secondo piano orbitante intorno alla cosca.

Le indagini su una possibile faida 

Una nuova contrapposizione tra i clan Gionta e Gallo-Cavalieri potrebbe essere un'ipotesi con i due episodi che rappresenterebbero un “botta e risposta” a opera dei due clan. Gli investigatori rimangono comunque cauti nel tratteggiare scenari e si muovono a 360 gradi proprio perché la situazione cittadina non è così cristallizzata come nel decennio scorso. Del ferimento di Guarro si sa che hanno agito degli uomini a bordo di uno scooter di cui, però, la vittima non ha saputo dare una descrizione. Per quanto riguarda, invece, l'uccisione di Immobile è al vaglio degli investigatori una testimonianza secondo cui sarebbero stati visti due giovani a bordo di uno scooter Liberty Piaggio blu aggirarsi all'interno del rione Penniniello. Uno di loro è stato visto armato. Tutto da verificare al momento e sul delitto indagano gli agenti del commissariato di Torre Annunziata.

Il ferimento del marito di Teresa Gionta 

Le forze dell'ordine provano ad andare anche a ritroso nel tempo analizzando anche gli altri delitti verificatisi in città. In particolare l'agguato del giugno 2020 nel corso del quale venne ferito Giuseppe Carpentieri, marito di Teresa Gionta, appena uscito di carcere dopo una detenzione di 27 anni per omicidio. Potrebbero esserci degli elementi utili nell'analisi del contesto a partire proprio da quel ferimento ai danni di un altro elemento di spicco dei Gionta, scarcerato e tornato in città. Lungo queste direttive che si muove il lavoro degli investigatori che in queste ore provano a stringere i tempi per mettere fine all'escalation criminale che ormai va avanti da mesi in città.

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