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La sentenza / Torre annunziata

Faida clan Gionta-Quarto sistema: inflitti oltre 138 anni di carcere

Condannati il boss fondatore Valentino Gionta, la figlia Teresa, il nipote Valentino e il genero Giuseppe Carpentieri

Arriva dalle aule di giustizia l'ennesimo colpo al clan Gionta di Torre Annunziata. A infliggerlo è stato il Gup Marcello De Chiara del tribunale di Napoli chiamato a giudicare i protagonisti dell'ennesima faida che ha visto coinvolti gli uomini del Quadrilatero delle carceri. Nel processo con rito abbreviato, sono arrivate condanne durissime nonostante lo sconto di un terzo della pena finale previsto per legge. A essere condannati sono stati i vertici dei “valentini” e i ras del nuovo clan di Torre Annunziata, il “quarto sistema”. A cominciare dal boss fondatore della cosca Valentino Gionta. Il 70enne ha subìto l'ennesima condanna a 13 anni e quattro mesi di reclusione.

Stessa sorte anche per il genero Giuseppe Carpentieri, condannato a otto anni e otto mesi, e per la figlia Teresa Gionta, a cui sono stati inflitti 11 anni e un mese. L'omonimo nipote Valentino è stato condannato a nove anni e quattro mesi. Sono loro i nomi principali ritenuti al vertice del clan che aveva la sua roccaforte a palazzo Fienga. Proprio il tentato omicidio di Carpentieri, datato 6 maggio 2020, diede il via all'inchiesta che portò all'arresto di 19 persone. Secondo la Dda, l'inchiesta venne coordinata dai sostituti Ivana Fulco e Valentina Sincero, ad attaccarli furono i nuovi rampolli del “quarto sistema”. Gli eredi della famiglia Scarpa volevano vendicare l'omicidio del nonno Natale, ucciso il 14 agosto 2006 all'esterno dello Stadio Giraud. Per questo Pasquale e Luca Cherillo organizzarono il delitto ai danni di Carpentieri che non riuscirono a portare a termine.

Per ora dei due è stato condannato solo Luca a 14 anni, gli stessi maturati per portare a termine la loro vendetta partita dal rione Penniniello, il loro quartiere generale. Dei 19 arrestati del novembre 2021, in 16 hanno scelto il rito abbreviato venendo tutti condannati tranne Michele Guarro, difeso dalla penalista Maria Palmieri, e Immacolata Salvatore. Non solo la faida al centro dell'inchiesta che ricostruì come il clan Gionta si stava riorganizzando sul territorio ripartendo con le consuete attività. Su tutte avevano cominciato a taglieggiare le attività commerciali cittadine ripiombate nell'incubo racket dopo gli anni di ossigeno dati dalle inchieste giudiziarie e le relative condanne. Tra gli altri condannati figurano Salvatore Palumbo a 18 anni e quattro mesi, Angelo Palumbo a 15 anni e Alfredo Della Grotta a 11 anni e otto mesi. In totale sono stati inflitti 138 anni e nove mesi di carcere.

La lista della condanne 

1.GIONTA Valentino, cl. 53; 13 anni e quattro mesi
2.CARPENTIERI Giuseppe, cl.70; otto anni e otto mesi
3.GIONTA Teresa, cl. 74; 11 anni e un mese
4.PALUMBO Salvatore, cl. 74; 18 anni e quattro mesi
5.DELLA GROTTA Alfredo, cl. 95; 11 anni e otto mesi
6.SALVATORE Immacolata, cl. 80; assolta
7.GIONTA Valentino, cl. 83; nove anni e quattro mesi
8.ESPOSITO Luigi, cl. 96; cinque anni e otto mesi
9.COPPOLA Ciro, cl. 2002; sette anni e quattro mesi
10.CIRILLO Antonio, cl. 88; otto anni e otto mesi
11.PALUMBO Salvatore Aniello, cl. 87; otto anni
12.PALUMBO Antonio, cl. 82; tre anni e otto mesi
13.PALUMBO Angelo, cl. 61; 15 anni
14.CHERILLO Luca, cl. 89; 14 anni
15.COLONIA Michele, cl. 2000; quattro anni
16.GUARRO Michele, cl. 64. Assolto

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