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Ex lavoratori Auchan: "In cassa integrazione da Natale. Quaranta famiglie distrutte"

Mugnano, dopo il passaggio dal colosso francese a Conad il 40 per cento dei dipendenti non è stato riassunto. La testimonianza: "Io e mia moglie licenziati insieme, non sappiamo di che vivere"

 

Nella grande partita dei supermercati che ha visto Conad acquisire Auchan ci sono migliaia di lavoratori trattati come un danno collaterale. Sono gli esuberi, quei lavoratori che non sono stati riconfermati dopo il passaggio di consegne. Quarantadue appartengono al polo di Mugnano. Sono in cassa integrazione da dicembre perché, come ricorda Massimiliano: "Ci hanno fatto chiudere prima di Natale, non proprio il regalo che ci aspettavamo". 

Si sono ritrovati, tutti, davanti all'ingresso del centro commerciale, per protestare contro le scelte dell'azienda. Le storie degli ex dipendenti sono diverse, ma tutte ugualmente disperate. Come quella di Enzo: "Io lavoravo qui da vent'anni, mia moglie da ventiquattro. Siamo stati licenziati in tronco entrambi. E adesso non abbiamo idea di come sopravvivere. Abbiamo una figlia e tanta paura del futuro". 

E poi, ci sono le situazioni limite, come Mary, assunta all'epoca come lavoratrice disabile: "Ho subito diversi interventi e non posso svolgere tutte le mansioni, ma in questi anni ho fatto di tutto per l'azienda: ho lavorato con la febbre, con i problemi delle mie patologie. Non ho mai usufruito della legge 104. E il premio qual è stato? Licenziata, insieme ad altri tre lavoratori disabili". 

In origine, i dipendenti dell'Auchan di Mugnano erano un centinaio. Nella transizione, sessanta sono stati riassorbiti. E questo è uno dei primi punti dello scontro. "Non ci sono stati spiegati i criteri con cui è stato composto l'organico" afferma Massimiliano. Inoltre, c'è la promessa di ricollocazione: "Ci era stata assicurata - racconta Mary - ma finora non abbiam avuto alcuna certezza". 

Napolitoday ha chiesto la possibilità di parlare con un rappresentante della dirigenza, ci è stato comunicato che erano tutta in trasferta a Carinaro. I lavoratori aspettano risposte. Prima o poi, qualcuno dovrà darle. 

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