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Faida con i Limelli-Vangone: ergastolo per Onda

La Cassazione ha rigettato il ricorso della difesa rendendo definitiva la condanna d'appello ai danni del killer del clan Gionta

Diventa definitiva la condanna all'ergastolo per Umberto Onda, uno dei killer più temuti del clan Gionta. La prima sezione penale della Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dai legali del ras dei “valentini” avverso alla condanna della Corte d'Assise di Napoli. Il sicario del clan, noto alle cronache anche per una lunga latitanza, è stato condannato per tre dei sei omicidi che si susseguirono tra il 1998 e il 2004 nel corso della faida con il clan Limelli-Vangone.

Onda faceva parte del gruppo di fuoco che mise a segno quelle spedizioni punitive e fu personalmente lui ad esplodere i 16 proiettili contro Carlo Balzano ed Angelo Scoppetta. Obiettivo del raid, datato 29 settembre 2004, era Balzano ritenuto ormai un elemento inaffidabile per il clan. Ad accusare Onda di questo omicidio fu il collaboratore di giustizia Aniello Nasto che ricostruì il delitto di via Dogana, a due passi dal Bar Ittico Madonna della Neve. Nell'agguato rimase ucciso anche Scoppetta, cognato di Balzano ma che in realtà non era un obiettivo del clan.  

L'ultimo omicidio attribuito ad Onda dei sei è quello di Domenico Scoppetta, fratello di Angelo, che secondo il clan Gionta si stava organizzando per vendicare i suoi cari. Venne ucciso un anno dopo all'interno del rione Penniniello con una raffica di 37 proiettili di cui solo 20 vanno a segno. A raccontare di questo delitto è stato un altro collaboratore, Michele Palumbo che sparò materialmente a Scoppetta. Secondo Palumbo anche Onda sparò all'uomo nonostante fosse già morto. 

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