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Dipendenti Eav barricati negli impianti: caricati dalla polizia

Al telefono il segretario Faisa Confail: "Le forze dell'ordine sono entrate in tenuta antisommossa e ci hanno caricati e presi a botte. Noi eravamo tutti con le mani alzate, una violenza del tutto gratuita"

Continua la protesta dei dipendenti EavBus: si fa più estrema e disperata. In queste ultime ore, alcuni dipendenti sono asserragliati nell'impianto di Via Ferraris, dopo il blocco dell'ingresso della tangenziale.

Non ricevono un regolare stipendio alla fine del mese ormai da settembre e la situazione è divenuta insostenibile per le famiglie di questi lavoratori. Per questo minacciano anche uno sciopero della fame ad oltranza e gesti estremi.

Raggiungiamo al telefono Domenico Monaco, dipendente e sindacalista dell'Eav, segretario provinciale della Faisa Confail che in queste ore, insieme agli altri lavoratori, è in presidio di protesta all'interno degli impianti: "Purtroppo è accaduto il peggio, quello che non avremmo mai pensato - ci dice Monaco - le forze dell'ordine, presenti da questa mattina, adesso sono entrate negli impianti in tenuta antisommossa e ci hanno caricati e presi a botte. Noi eravamo tutti con le mani alzate e non stavamo facendo niente, lottiamo per i nostri diritti non siamo certo violenti. Si è trattato di una carica assolutamente gratuita e tre dei nostri colleghi adesso sono stati fermati, vogliono portarli in questura".

Sono momenti concitati e di grande ansia per questi lavoratori che stanno combattendo per il diritto al lavoro e quindi, alla fine, ad una vita dignitosa, dobbiamo mettere giù il telefono e richiamare più volte perché, ci spiegano, stanno cercando di accordarsi con le forze dell'ordine per il rilascio dei loro colleghi 'fermati ingiustamente'.

Intanto Monaco ci racconta anche dell'incontro con il Prefetto, che non ha dato i frutti sperati: a quanto pare il tutto è nelle mani della Regione, unico ente competente per la questione.

Richiamiamo, sono ormai passate le 18 e a questo punto i colleghi fermati sono stati rilasciati, ma "sotto ricatto - ci dice ancora il segretario Faisa - siamo stati costretti a sciogliere il presidio all'imbocco dell'autostrada affinché lasciassero andare i nostri colleghi. Un vero ed ingiusto ricatto, ma la protesta non termina qui è ancora in atto la barricata negli impianti e non ce ne andremo, continueremo a lottare per i nostri diritti".

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