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Droga nella maionese per i Gionta, assolti gli imputati

Il figlio del ras Vincenzo Scarpa, Bruno ed altri quattro imputati erano accusati di far arrivare droga dalla Spagna e dall'Olanda

Secondo l'antimafia era colui che portava le direttive del padre dal carcere per organizzare una complessa rete di narcotrafficanti. Il Gup del tribunale di Napoli, Umberto Lucarelli ha assolto Bruno Scarpa e quattro presunti corrieri coinvolti nel maxi-processo “Hama” che mise in ginocchio il traffico di sostanze stupefacenti verso l'Italia ad opera della famiglie torresi Tamarisco e Scarpa faceva parte di una più complessa organizzazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti provenienti dalla Spagna e dall'Olanda. Le cinque posizioni erano state stralciate e adesso il magistrato napoletano ha scelto di assolverli tutti con formula piena, come richiesto dal penalista Salvatore Irlando. Ad essere scagionati sono stati i nipoti del ras Carmelo Alessandro e Pasquale Scarpa, difeso dai penalisti Giovanni Tortora e Gaetano Rapacciuolo, l'autotrasportatore Marco Galli e Francesca Finazzo. L'accusa originaria era quella di associazione mafiosa finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. A sgominare la banda furono i finanzieri del comando provinciale di Napoli che nel settembre 2013 strinsero le manette ai polsi a 34 persone accusate di far arrivare la droga ai piedi del Vesuvio per conto di potenti organizzazioni di Torre Annunziata, Castellammare di Stabia e Secondigliano.

Droga che riforniva le piazze di spaccio delle più importanti organizzazioni mafiose della zona sfruttando storiche alleanze e contatti maturati col tempo. Un legame come quello di Scarpa con i “valentini” che garantiva ad entrambi una partnership molto fruttuosa. Traffico a cui mise fine la Guardia di Finanza con una maxi-operazione in cui vennero impiegati circa cento unità. I militari delle Fiamme gialle misero le mani su 350 chili di cocaina dal valore di dodici milioni di euro. La droga veniva autotrasportata utilizzando dei tir e nascosta all'interno di vasetti di maionese. Le direttive venivano impartite dal carcere da Vincenzo Scarpa detto “o' dottore” tramite i colloqui con il figlio Bruno, che nonostante l'accusa dell'Antimafia è stato assolto dal giudice napoletano, e i dettagli dello smercio trasferiti tramite l'utilizzo di messaggi su cellulari Blackberry. 

Vincenzo Scarpa e il rappresentante dell'omonima famiglia da tempo trasferitasi in Spagna, il ras aveva contatti con il clan Gionta di Torre Annunziata. Venne arrestato a Fiumicino, sempre nel 2013, mentre era pronto a partire per Madrid con in tasca 12.500 euro in contanti. Nel corso del processo “Hama” lo scorso luglio venne condannato a vent'anni di carcere dal Gup Paola Russo del tribunale di Napoli nonostante avesse scelto di essere giudicato con rito abbreviato ed accedere allo sconto di un terzo della pena. Di fatto subì il massimo della pena essendo ritenuto un capo promotore dell'organizzazione. Altro nome di rilievo di quella banda di narcotrafficanti è Francesco Tamarisco, 42enne rappresentante dell'omonima famiglia mafiosa “specializzata” proprio nel traffico di sostanze stupefacenti e in accordi con i clan oplontini e dei vicini paesi vesuviani per la successiva vendita al dettaglio. Per lui il magistrato scelse di infliggere una condanna a dieci anni e dieci mesi di carcere per effetto del rito scelto. In totale il giudice del tribunale partenopeo inflisse un totale di settantotto anni di carcere in attesa di eventuali ricorsi in appello.

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