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Don Maurizio Patriciello

Don Maurizio Patriciello

Camorra, Don Patriciello: “Saremmo doppiamente colpevoli se ci fossero altre sparatorie”

Dal suo blog sul Fatto Quotidiano il parroco in prima linea nella Terra dei Fuochi esorta cittadinanza ed istituzioni ad agire

Il parroco di Caivano don Maurizio Patriciello, da sempre in prima linea nella lotta ai roghi tossici della cosiddetta Terra dei Fuochi, è intervenuto – attraverso il suo blog sul sito del Fatto Quotidiano – sulla recrudescenza dell'emergenza camorra a Napoli.

Don Patriciello nel suo post parla delle recenti vittime della criminalità organizzata, da Antonio Simonetti a Nunzia D'Amico. Racconta delle donne di camorra. “La città è malata. Ha bisogno di essere curata”, spiega.

La terapia, però, deve essere proporzionata alla gravità del male. A Napoli e nelle periferie, tra le varie bande camorristiche che si contendono il territorio, è in atto una vera guerra. La cosa veramente grave è che tanti gruppi fanno capo a dei ragazzini. Fanatici. Drogati. Ammaliati da una sete di potere che spaventa. Si spara. Si ammazza. Sapendo di poter colpire un innocente. “Loro” lo hanno messo in conto. “Può capitare”, dicono. “Si vantano di cose di cui dovrebbero vergognarsi”, scriveva San Paolo.

Don Patriciello racconta anche delle intercettazioni, quelle che hanno portato all'arresto dei cosiddetti capelloni. Uno spaccato della camorra consapevole di se stessa, che allontana con la forza chi le è estraneo, rendendo pericoloso anche solo uscire di casa.

Perché mai, in un Paese democratico si dovrebbe rischiare la vita per andare a scuola o a far la spesa? C’è qualcosa dentro che si ribella. Ponticelli, Secondigliano, Forcella, il rione Sanità, Scampia, Parco Verde e tanti altri luoghi difficili, non sono un’ altra Italia. Chi abita in quei posti ha gli stessi diritti di tutti gli italiani. “A mali estremi, estremi rimedi”. Non è concepibile che qualche innocente possa trovarsi al centro di una sparatoria.

Morti che se dovessero accadere proprio ora, “ci vedrebbero doppiamente colpevoli”, istituzioni in primis. Il parroco di Caivano invita i cittadini a non rassegnarsi. Ma “lo Stato – spiega – deva alzare il tiro”. Farsi sentire, usare mezzi senza badare a spese. “Telecamere. Illuminazione. Controlli a tappeto. Vigili urbani. Scuola. E lavoro”.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, proprio a Ponticelli, pochi giorni fa, rivolto agli studenti disse: “La camorra può essere sconfitta”. Noi lo crediamo. La camorra deve essere sconfitta. E lo sarà quando lo Stato lo vorrà per davvero. Purtroppo, per adesso, le varie camorre continua a insanguinare le strade e a seminare il terrore tra la gente onesta.

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