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Bagni vietati a Massa Lubrense: costone a rischio

Ordinanza del sindaco Gargiulo dopo il monitoraggio delle pareti a picco. Nei prossimi giorni saranno vietate anche le attività di ricerca o studio, oltre alla pesca diurna e notturna

Si sa: la prevenzione prima di tutto. Soprattutto prima che accadono tragedie alle quali, ahinoi, non sappiamo dare spiegazioni. Ecco allora il sindaco Leone Gargiulo di Massa Lubrense firmare poche ore fa l'ordinanza con la quale si vietano i bagni in diversi specchi d'acqua della zona. Il rischio concreto che dal costone cadano massi evidentemente c'è, inutile farne mistero. E così, meglio correre ai ripari tant'è che nei prossimi giorni, il personale tecnico coadiuvato da una squadra di operai del Comune sarà impegnato nel segnale anche le zone ove, oltre ai tuffi, saranno vietate attività marinare di ricerca e studio, pesca diurna e notturna compresa. Dunque, scopo principale dell'ordinanza è quella di evitare tragedie e tutelare la sicurezza di bagnanti, subacquei, diportisti, pescatori dilettanti e professionisti particolarmente amanti della zona in discussione. Attualmente queste le aree ove non si possono fare bagni, transitare con imbarcazioni e praticare pesca: tra Capo Massa e Capo Nasto, in prossimità di Marina di Puolo, la scogliera di Marina della Lobra, Punta Lagno, la Chiaia, Punta San Lorenzo, la Cala di Mitigliano, nei pressi della Grotta della Zenzinada e del Capitello nella Baia di Jeranto. Ancora, nel golfo di Salerno la costa della Mortella ove si erge lo scoglio Pilla Nova, e altri tratti della Baia di Recomone e del fiordo di Crapolla. Per evitare che qualche turista possa accedere alle zone perché ignaro dei divieti, fa sapere il sindaco, saranno a breve installati una serie di segnali ben visibili lungo tutte le pareti rocciose. Segnalazioni che però potrebbero non bastare del tutto se non si risolverà un altro problema, ovvero fare in modo che le varie imbarcazioni che trasportano i bagnanti tra i vari lidi, le imbarcazioni da diporto e quelle dei pescatori navighino a una distanza di sicurezza dalla costa di almeno 200 metri. Di certo, un'ulteriore azione utile sarebbe quella di sbloccare definitivamente i fondi stanziati per gli interventi della messa in sicurezza della vita umana in mare da parte degli enti preposti alla tutela naturale dei costoni. Fondi che, ogni estate, vengono evocati, ma la cui spesa rimane poi un vero e proprio miraggio. E per la stagione 2010 ormai in atto, il fedele copione si è tristemente ripetuto.

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