Centro disturbi alimentari, l'Asl dimezza il personale. Le pazienti: "E' tornata la paura di non farcela"

Da novembre è in atto una rimodulazione della struttura di Soccavo che accoglie persone affette da anoressia, bulimia e altre patologie legate al cibo. Il racconto di una giovane donna: "Avrei bisogno di più attenzioni, sto facendo passi indietro"

Esiste un luogo dove la parola libertà può avere un'accezione negativa. A Soccavo, quartiere a Ovest di Napoli, nel Centro per i disturbi alimentari dell'Asl Napoli 1, un'eccessiva libertà può significare la possibilità di mangiare troppo, o comunque in maniera sbagliata. "Il pasto per noi è parte della terapia e dovremmo essere assistite mentre affrontiamo la malattia - racconta Sofia, nome inventato di una giovane paziente - ma il personale è poco e non può occuparsi di noi per come avremmo bisogno"

Questo centro, che accoglie chi soffre di patologie come la bulimia e l'anoressia, fino al novembre 2020, ha rappresentato un punto di riferimento, un'eccellenza. "Poi è arrivata una delibera che ha cambiato le nostre vite - spiega Federica, madre di una ragazza che soffre di un disturbo di alimentazione incontrollata - Ci hanno informato che il Centro sarebbe stato rimodulato e non più dedicato solo a queste patologie, ma aperto anche ad altri tipi di dsturbi"

Il primo intervento è sul personale: "E' stato dimezzato - afferma Manuela, affetta da bulimia da quando aveva 19 anni - e se prima io potevo venire qui tutte le settimane, adesso non è più possibile. Dal 2015 al 2020 per me questo ha rappresentato il luogo dove ho ritrovato me stessa". C'è anche chi, come Maria, anche questo un nome di fantasia, in questo centro ci veniva ogni giorno: "Sento il bisogno di un supporto più costante. Quando sono arrivata qui non mi reggevo neanche in piedi. Mi hanno aiutata. Ma adesso, con il personale ridotto, possono passare settimane tra una seduta e l'altra e io mi sento disperata"

Ma c'è un altro aspetto che ha destabilizzato le pazienti del Dca di Soccavo: il pasto assistito. "Da quando ci sono stati i cambiamenti - prosegue Manuela - pranziamo anche con gli altri pazienti. Ma mentre per loro è solo 'mangiare', per noi rappresenta un momento fondamentale della terapia e del rapporto col cibo. Per questo motivo, avremmo bisogno di essere seguite in maniera particolare"

Quello di fare passi indietro nel loro percorso è molto più di una paura. E' una certezza. "Io ho già fatto molti passi indietro. Sono sono tornate le crisi di panico, le ansie" ammette Sofia. "Certo che ho paura di perdere ciò che ho conquistato con fatica - dichiara Manuela - questo luogo per me era come casa mia"

Eppure, nel 2017, la Regione Campania e l'Asl, nel solco della legge nazionale, hanno deliberato un potenziamento del Centro per i disturbi alimentari di Soccavo, con in aggiunta la realizzazione di una struttura semi-residenziale: "Un progetto non solo deliberato, ma anche finanziato con 300mila di euro - denuncia Carlo Spirito - legale della Federconsumatori Campania - Vogliamo sapere che fine hanno fatto questi soldi. Queste persone non stanno chiedendo una cortesia, ma un loro diritto e per questo abbiamo diffidato l'Asl dal continuare su questa strada"

Manuela guarda il cancello del Centro che si chiude. Si volta e prende un attimo di pausa: "Questa è la nostra battaglia. Noi non ci fermeremo".    

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