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Cronaca

De Santis: "In cella penso ogni giorno a Ciro Esposito. Tra ultras di Napoli e Roma non è vera guerra"

Parla l'ultras giallorosso condannato a 16 anni di reclusione per la morte del tifoso azzurro dopo i fatti di Roma del maggio 2014

"Ogni giorno, in cella, penso a Ciro Esposito. Non nego di aver anche desiderato che l’epilogo di questo dramma fosse a parti inverse. Mi pento di essermi trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Al posto di Ciro poteva trovarcisi chiunque". Così Daniele De Santis, l'ultras della Roma condannato a 16 anni di reclusione per la morte del tifoso del Napoli Ciro Esposito, colpito negli scontri all'esterno dello stadio prima della finale di Coppa Italia tra gli azzurri e la Fiorentina giocata nella capitale nel maggio 2014, ha parlato nel corso di una lunga intervista rilasciata a Silvia Mancinelli di Adnkronos.

"In carcere ho avuto molto tempo per pensare al mio trascorso di vita. Penso soprattutto ai ragazzini appassionati di calcio, mi piacerebbe che la mia vicenda giudiziaria fosse per loro da insegnamento per evitare che tragedie come quella toccata a Ciro Esposito si ripetano. L’attaccamento alla propria squadra, anche quello più passionale, non dovrebbe sfociare in violenza. Animosità e aggressività sono due cose distinte. Questo è l’insegnamento che vorrei che la mia esperienza lasciasse in eredità", ha affermato l'ex ultras giallorosso.

De Santis ha poi parlato degli scontri tra ultras di Roma e Napoli avvenuti sull'autostrada A1 e alle decisioni prese dalle autorità: "Mi rattrista quanto accaduto sull'A1, tutto quanto sta avvenendo oggi restituisce un’immagine del calcio ben lontana dalla vera essenza di questo sport. Se le persone vivessero la passione calcistica per quello che è, come un momento di sana condivisione agonistica e non considerando la partita solo come una sfida per affermare la propria superiorità rispetto all'avversario, certamente non ci sarebbe bisogno di pensare a certe misure così incisive. Mi rendo conto, tuttavia, che comunque siano necessarie per contenere tutte quelle degenerazioni che non dovrebbero appartenere al mondo calcistico. 

Secondo De Santis quella tra gli ultras di Roma e Napoli "non è una vera 'guerra' tra tifoserie opposte" e "non è destinata a durare. Sicuramente è una accesa contrapposizione e non è corretto generalizzare parlando di questo sport come di uno sport violento. Credo si tratti, più semplicemente, di un approccio sbagliato alla competizione sportiva".

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