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De Magistris e Vecchioni a tutto campo. Pisapia dà forfait

L'incontro al Maschio Angioino. Il sindaco di Milano assente a causa del bilancio. Annunziata chiede di Napoli ma anche di P4, tangenti e questione morale. Il sindaco: "Ero, sono e sarò sempre un rivoluzionario"

Il Cortile del Maschio Angioino avrebbe dovuto fare da cornice ad una doppia intervista, un dibattito tra i Sindaci di Napoli e Milano, Luigi de Magistris e Giuliano Pisapia, moderato dalla giornalista Lucia Annunziata alla maniera del suo famoso programma televisivo “In mezz’ora”, con un intervento previsto del professore cantautore Roberto Vecchioni, volto e voce delle campagne elettorali di entrambi i politici. Il primo cittadino milanese ha però dovuto rinunciare perché bloccato in sede consiliare dal dibattito sul bilancio della città. La serata, comunque, non è stata annullata grazie ad un Vecchioni che si è prestato di buon grado a partecipare integralmente al dibattito apportando, come sempre, una bella dose di storia, poesia e cultura.

L’apertura è stata affidata alla lettura di una lettera giunta da Giuliano Pisapia, per scusarsi dell’assenza, spiegare i seri motivi che l’aveva trattenuto a Milano e sottolineare che Napoli e Milano sono le città fortemente rappresentative del cambiamento politico e sociale che è oggi in atto.

La parola passa così a Lucia Annunziata che dopo aver dichiarato di avere una sola nazionalità, quella napoletana, inizia subito la sua intervista. Le domande sono dirette, taglienti, interessanti. Non perde mai d’occhio il suo obiettivo la giornalista. Domanda a de Magistris qual è stata la sorpresa peggiore che ha trovato nella carica di sindaco e l’ex pm senza alcuna esitazione risponde “le casse vuote, non c’è nemmeno più un euro”, ma aggiunge che per fortuna si può fare politica, aprire un dibattito, creare cittadinanza attiva anche con pochissimi soldi e senza perdere l’ottimismo che lo contraddistingue sostiene che con la buona politica anche le casse torneranno in attivo, che non bisogna scoraggiarsi, ma anzi lavorare di più e meglio. Perché certo i soldi serviranno eccome per ricreare sviluppo e lavoro in città. E per quanto riguarda invece i cambiamenti relativi al “modo” di fare il sindaco, l’ex magistrato sostiene che questa mutazione è già in atto e che l’istituzione di un assessorato ai beni comuni ne è la prova concreta: prevedere nel governo della città il coinvolgimento di tutti, inserire i cittadini nell’esperienza di governo, portare quelle istanze che fino ad ora erano depositarie solo di movimenti, associazioni e comunità, per ridurre le distanze tra la politica “di palazzo” e la voglia di partecipazione che c’è nel Paese. A questo proposito il sindaco cita come esempio 3 grandi manifestazioni che hanno visto grande partecipazione cittadina: quella organizzata dalla Fiom il 6 dicembre scorso, quella organizzate dal movimento delle donne di Se Non Ora Quando e le mobilitazioni studentesche contro le decisioni del ministro Gelmini. Una straordinaria voglia di politica che viene anche dai giovanissimi. “Non dateci solo una delega, ma venite a governare con noi” chiosa così su questo argomento de Magistris, che paragonato a Valenzi (sindaco della città negli anni ’80) dall’Annunziata, continua dicendo che non riesce a paragonarsi a nessuno perché ancora incredulo sulla sua elezione, arrivata inaspettata da tutti e che ha reso Napoli un laboratorio politico, sociale e culturale. “Determinazione e volontà danno risultati incredibili, questo è il messaggio che viene da Napoli”.

Anche Vecchioni non si tira indietro e fa una corretta analisi quando riprende un po’ in napoletani per la loro abitudine di vivere alla giornata, ma lo fa con la dolcezza di un professore che sa che l’alunno ha moltissimo da dare: “Anche se sfiduciati, bisogna credere negli altri. Napoli è la patria della storia e della cultura più di qualunque altra città”.

Il discorso continua con il colloquio tra il sindaco e Berlusconi. De Magistris tiene banco, non si fa intimidire e non è in difficoltà nel rispondere ad alcuna domanda. “Cosa penso del presidente è cosa nota, ma questo è stato un incontro istituzionale, non teso ma nemmeno particolarmente cordiale, del resto non c’erano i presupposti affinché lo fosse. Credo sia chiaro al governo che le cose stanno cambiando. Però è significativo che anche la Prestigiacomo sia venuta in città, Napoli è finalmente un interlocutore credibile”. Non scappa, come dicevamo, da nessuna domanda, persino quando per scherzo di cade nel gossip.

Ovviamente non sono mancate domande sull’emergenza rifiuti, sullo sblocco dei fondi che serviranno a far partire la differenziata e sull’Assessore Narducci, ex magistrato operante alla procura Napoli. “La sfida è duplice – sostiene sul primo punto il sindaco - risolvere l’emergenza, ma anche cambiare Napoli, farla diventare capitale del riciclo, del riuso e del rispetto ambientale. La spazzatura da affare criminale deve diventare rivoluzione cittadina e questo è possibile perché sappiamo con certezza che è ciò che il popolo napoletano vuole”, mentre rispetto al secondo punto dichiara che Narducci è un elemento prezioso per la squadra di governo, con un grande entusiasmo rispetto ai progetti di cambiamento della città “Consideriamo – specifica il sindaco – che come magistrato guadagnava 6000 euro al mese e adesso ne guadagna la metà, inoltre essendosi dimesso dalla carica non potrà più tornare in magistratura”. De Magistris però sottolinea anche la necessità che il legislatore deliberi su questo argomento, garantendo al contempo la libertà del cittadino magistrato di fare l’esperienza politica e l’impossibilità futura di reintegrare l’ex giudice in magistratura, spostandolo in altri campi dell’amministrazione pubblica.

Parole dure sono state dette anche riguardo la questione attualissima e sempre in ribalta agli “onori” della cronaca della moderna P4. Il Sindaco a tal proposito crede fermamente nell’esistenza di una rete di relazioni che in maniera occulta prende decisioni in sedi extra-istituzionali, ratificate poi in quelle istituzionali, che quindi governa di fatto una fetta delle istituzioni. Una pericolosa rete di contatti nella quale trova facile accesso anche la malavita dei colletti bianchi. Il problema, sostiene de Magistris, è che queste relazioni occulte sono molto difficili da dimostrare in tribunale, la cosa più complessa è dimostrare che si tratti di collegamenti associativi a scopo criminale.

Anche su tangenti e questione morale il sindaco risponde con determinatezza “La situazione è molto seria, sia per il centro-sinistra che per il centro-destra e lo dimostra il fatto che ogni volta che avviene un cambiamento, qualcosa che dà uno scossone ai vecchi apparati di partito, come la mia elezione, ci si trova davanti ad un’inspiegabile chiusura, cosa che porta i cittadini ad essere sempre più diffidenti rispetto ai partiti e alle loro dirigenze”. E proprio sulla dirigenza del centro-sinistra si esprime senza dare spazio a fraintendimenti “Penso che dopo Berlinguer non ci sia stato più nessun grande leader a sinistra”.

Il dibattito continua con discariche (fermo no dell’amministrazione), disoccupati organizzati e s’infiamma letteralmente (anche tra il pubblico) quando si parla di disobbedienza civile: “Sono un ex magistrato e il rispetto delle leggi per me è fondamentale, ma credo anche che ci siano leggi profondamente ingiuste e che contro quelle bisogna lottare. E’ ingiusto, ad esempio, che per una legge fascista del ’31, si rischia una condanna penale nell’occupare una piazza, senza autorizzazione, in segno di protesta per il lavoro o la pace o per tutti i diritti inalienabili”. Anche Vecchioni ha le idee chiarissime su questo punto “Le leggi si rispettano, ma sono ingiuste si cambiano e se non si possono cambiare vanno disobbedite. C’è differenza notevole tra legge ed etica, la seconda è di gran lunga superiore alla prima”.

Il Sindaco e il Professore incendiano la platea anche con un discorso contro la tanta citata “moderazione”. Contro il fatto che la cosa migliore per un politico, per un uomo pubblico sia quella di essere un moderato. “Io ero, sono e sarò sempre un rivoluzionario” dice risolutamente De Magistris, la gente non vuole affatto idee moderate, cerca idee forti, determinate e chiare.

La chiusura è affidata a Vecchioni che auspica un futuro in cui tutti parlino al “duale”, quella terza forma (numero: singolare, plurale, duale), prevista solo dalla lingua greca antica e da pochissime altre lingue in disuso, utilizzata per esprimere il doppio, le coppie, per il discorso diretto, un discorso in cui ci si rivolge all’altro per parlare d’amore.

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