Crollo Rampa Nunziante: al processo la chat della vergogna

In una conversazione trovata nel cellulare di una delle vittime trovata la traccia che gli abusi erano noti prima del crollo

“Chiamatemi solo se cade, sono assicurato”; “Ti faccio chiamare da Giacomino”. Non ha avuto il tempo di chiamare nessuno Giacomo Cuccurullo, una delle otto persone morte nel corso del crollo del palazzo di Rampa Nunziante a Torre Annunziata il 7 luglio 2017. Era membro di una chat Cuccurullo che, riletta a meno di due anni da quella tragedia, fa ancora impressione. È venuta fuori nel corso del processo sul crollo che si sta svolgendo dinanzi al giudice Francesco Todisco del tribunale di Torre Annunziata. La conversazione era registrata all'interno del cellulare di Cuccurullo, ritrovato durante gli scavi del 28 luglio.

Le chat ritrovate sul cellulare 

A rivelarne uno stralcio è stato il maresciallo dei carabinieri Massimo Marino che all'epoca dei fatti era in forze al nucleo operativo dei carabinieri oplontino. Furono i militari a trovare il cellulare di una delle vittime e lo consegnarono al consulente tecnico della procura che ha recuperato le conversazioni. Tra queste, due gruppi di whatsapp particolarmente utili alle indagini. Di uno facevano parte tutti i proprietari degli immobili dello stabile crollato. In un altro, invece, solo Roberto Cuomo, Giacomo Cuccurullo e Aniello Manzo ed era chiamata “I superstiti del palazzo”. Nel primo gruppo c'è uno stralcio della conversazione che racconta degli abusi perpetrati all'interno del palazzo e di quanto fossero stati avvertiti dagli altri proprietari e probabilmente sottovalutati.

La chat premonitoria 

La conversazione vede tra gli altri protagonisti Roberto Cuomo, Massimo Lafranco e Giacomo Cuccurullo ed è datata 2 maggio 2017 alle 23 e 24. Cuomo avverte: “Chiocchetti, con tutti gli abusi che sta facendo, sta indebolendo il palazzo”. A lui risponde Lafranco: “Chiamatemi solo se cade, sono assicurato”. E ribatte Cuccurullo, come in un terribile piglio scaramantico: “Fatti benedire”. Cuomo continua: “Ci assicurate in caso di vita o di morte?”, e ancora Lafranco: “Tutta colpa di Marco”. Infine ancora Cuomo: “Ti faccio chiamare da Giacomino quando sta per cadere”. Cuccurullo come è noto non ha avuto il tempo di avvertire nessuno.

La difesa: “Contesto scherzoso, necessario leggere tutta la conversazione” 

Le frasi raccontate in aula dal militare fanno parte di una conversazione più complessa e così come sono state riportate in aula risultano particolarmente suggestive. C'è da dire che la difesa degli imputati sottolinea invece il contesto scherzoso dell'intera conversazione in cui si parlava di una riunione da tenere al più presto per dei pagamenti da effettuare. Una doppia interpretazione della conversazione su cui sarà il giudice a pronunciarsi e ritenere se sia utile o meno alla ricostruzione del quadro probatorio. 

Il martello pneumatico scomparso 

Nel corso dell'udienza è stato effettuato anche l'esame dell'ispettore Vincenzo Senatore che il giorno del crollo è stato tra i primi soccorritori intervenuti sul posto. Il poliziotto ha anche fatto presente al giudice che uno dei due martelli pneumatici rinvenuti in un primo momento nel palazzo, il più grande dei due, non è risultato sul posto al momento del sequestro avvenuto nei giorni successivi. Non è mai stato ritrovato tanto che gli agenti hanno potuto sequestrare solo uno dei due martelli pneumatici che nel corso dell'udienza è emerso essere di proprietà della ditta Perna e di cui è stato chiesto il dissequestro al giudice.

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