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Il Covid mette i dj in ginocchio: "Per noi nessun ristoro. Un danno economico enorme"

C'è poca fiducia anche per la prossima estate: "Riaprire sarebbe una follia"

Tra i settori più colpiti dalla pandemia c’è sicuramente il mondo della notte. Centinaia di locali sono costretti alla chiusura con entrate, dopo circa un anno, quasi pari a zero. A farne le spese, però, sono soprattutto gli addetti ai lavori. Tra questi i dj’s che da sempre vengono trattati come gli invisibili del suono, con pochi riconoscimenti e nessuna rappresentanza. NapoliToday ne ha parlato con Enzo Capocelli, noto dj-producer napoletano e docente di produzione musicale.

Enzo quali sono i disagi maggiori che hai riscontrato in quest’anno?

Il disagio maggiore che viene riscontrato è quello pratico, quello economico. Ovviamente, per chi come me lavora nei locali ed ha il proprio core business nel mondo della notte, è un danno immenso. Anche perché il nostro settore è poco riconosciuto, è poco inquadrato dal punto di vista fiscale. Questo significa che per noi i ristori non sono arrivati. 

Qualcuno potrebbe chiedersi se i dj’s pagano le tasse. Dico sì, i dj’s come me pagano le tasse. Io faccio la fattura ogni volta che vado in un locale e ci sono altri che come me fanno questo di mestiere e fanno le cose in regola. Purtroppo, però, siamo una goccia nel mare.

Poi c’è un aspetto sentimentale. Per chi come me è abituato a lavorare nel mondo della notte, e lo fa per passione, per amore, oltre che per lavoro, è una grande mancanza non avere il contatto con il pubblico, non stare in mezzo alla gente e divertirsi con loro. Il nostro potremmo definirlo un hobby-lavoro. Lo fai perché ti fa piacere, ti piace farlo, e quindi è un po’ un colpo al cuore.

State pagando un po’ anche il fatto di non essere in alcun modo rappresentati?

Purtroppo noi siamo poco rappresentati perché la maggior parte dei dj’s, ma anche dei pr, esercita questa attività come secondo terzo lavoro. Dj’s come me ce ne sono pochi. La maggior parte fa un altro lavoro nella vita. E non esagero nel dire che questa cosa capita in più del 70% dei casi. Ribadisco che siamo in pochi a farlo come lavoro. Con chi ci dovremmo interfacciare? 

Sarebbe possibile riaprire, secondo te, seguendo i protocolli? 

Non vorrei fare il complottista. Io non so qual è la reale situazione del Covid in Italia e nel resto del Mondo. Ma se mi devo attenere a quelle che sono le notizie che ci arrivano, posso dire che non ci sono i presupposti per aprire. Il mondo della notte, da sempre, è sinonimo di libertà. Parliamo di un mondo dove la gente si trasforma, si spoglia di tutte le proprie responsabilità, si beve, ci si diverte, si conosce gente nuova. Come possiamo pensare di attuare un protocollo? Questa cosa non potrà mai avvenire. Lo dico con dispiacere e soprattutto contro i miei interessi, però sarebbe veramente una cosa innaturale. 

Quindi ci dobbiamo aspettare un’altra estate con i locali chiusi?

Ovviamente io spero che in estate i locali siano aperti, ma se guardo alla stagione estiva scorsa dove in alcune zone hanno aperto e poi ci siamo ritrovati a settembre con migliaia di casi, mi sembra una follia riaprire. Quindi, penso che anche questa estate vedremo i locali chiusi.

In questi mesi si sono moltiplicate le dirette social dei dj’s. Cosa ne pensi?

Io condivido la diffusione della musica. Amo la tecnologia, le possibilità che internet ci dà di diffondere la musica, ma sono assolutamente contro questi dj-set dove si enfatizzano le mossette o i tatuaggi o il fisico… tutto tranne che la musica, insomma. Ecco, su questo non sono d’accordo. Io preferisco i dj’s che diffondono la propria musica, la propria arte attraverso lo streaming. La musica va ascoltata, i film si guardano. 

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