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Studenti in corteo, la voce delle organizzazioni

Il coordinatore dell'Unione degli Universitari di Napoli Giuseppe Sbrescia: "Ora la rabbia degli studenti va incanalata per creare una reale alternativa alla riforma Gelmini"

Erano migliaia, stamattina, gli studenti scesi in piazza contro la riforma del Ministro Gelmini. Un corteo folto di studenti medi, universitari, ricercatori e giovani precari che sono partiti da piazza del Gesù, passando per Via Toledo e sono arrivati fuori i palazzi della Provincia di Napoli a Piazza Matteotti.

Una manifestazione che non ha risparmiato momenti di tensione quando alcuni studenti si sono diretti verso Piazza Garibaldi, occupando i binari del treno. «Tutto sommato - afferma Elisabetta Sellaroli, studentessa di Lettere presente al corteo - è stata una manifestazione pacifica. Io sono andata a manifestare perché credo che le cose si possano ancora cambiare. Se approvano una legge che riguarda gli studenti senza dar voce agli stessi, allora non è né un Parlamento che da voce al popolo né una democrazia».

Soddisfatte anche le organizzazioni degli studenti, come l'Unione degli Studenti che, nei giorni prima del corteo, hanno organizzato assemblee, autogestioni e occupazioni nelle scuole.

Il corteo era formato da qualche migliaio di studenti, ai quali, dopo si sono anche accodati i disoccupati del progetto Bros.

«Il corteo è stato molto partecipato - afferma il coordinatore dell'Unione degli Universitari di Napoli, Giuseppe Sbrescia - nonostante la data vicina alle festività natalizie non lo avrebbe mai fatto sperare, questo indica che gli studenti napoletani cosi come quelli delle altre città italiane si sono stancati di questo governo e che assolutamente non vogliono questa riforma. Non accadeva da anni che il mese di dicembre si mostrasse il più caldo per le proteste studentesche. Ora la rabbia degli studenti va incanalata per creare una reale alternativa alla riforma Gelmini, con proposte concrete che facciano capire al governo Berlusconi, che è vero che l'università cosi com'è ora non va bene, ma la riforma Gelmini non è assolutamente lo strumento più adatto per migliorare la situazione».

Soddisfatti anche gli studenti medi che ribadiscono il loro fermo no alla riforma e che prevedono altre azioni di mobilitazione. «Noi - dice Pasquale De Laurentis, membro del coordinamento del movimento universitario Link - riteniamo che l'attacco al diritto allo studio non abbia precedenti: sono stati tagliati dal 2008 al 2010 8 miliardi di euro alla scuola pubblica italiana. Dopo anni di mobilitazioni e dure lotte - continua De Laurentis - riteniamo ancor più necessario e doveroso non fermarci e batterci per recuperare nel nostro paese la centralità dell?istruzione, messa in serio rischio da questo governo, quindi lotteremo ancor di più in difesa del diritto alla cultura e all'istruzione pubblica che, deve essere gratuita per tutti».

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