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Scontri alla marcia anti-Salvini: in 9 a processo. La rete antifascista si mobilita

L'11 marzo 2017, 10mila napoletani marciarono contro il comizio della leader della Lega alla Mostra d'Oltremare. A Fuorigrotta il contatto tra manifestanti e forze dell'ordine con petardi, lancio di sassi e cariche

 

Sono in nove le persone che andranno a processo, dal 21 aprile prossimo, per gli scontri dell'11 marzo 2017 quando per ore Fuorigrotta divenne off limits per gli scontri tra forze dell'ordine e manifestanti. Lo scopo della mobilitazione organizzata dalla Rete antifascista napoletana era impedire che il leader della Lega Matteo Salvini tenesse un comizio della sua campagna elettorale. 

Il processo partirà il 22 aprile e la Rete sta organizzando una mobilitazione di solidarietà davanti al Palazzo di Giustizia: "Quel giorno volevamo portare a Salvini un foglio di via - racconta Francesco Tramontano della Rete antifasista - per testimoniare che Napoli non voleva una persona come lui e con le sue idee". Furono in 10mila a marciare, ma quando il cordone di polizia e carabinieri impedì al corteo di raggiungere la Mostra d'Oltremare, luogo del comizio, cominciarono gli scontri: "Non rivendichiamo nulla di quella giornata. Di fronte all'imposizione di quell'incontro elettorale e alla discutibile gestione della piazza, quello che fecero migliaia di persone fu solo resistere, anche con i loro corpi". 

I nove dovranno rispondere di capi d'imputazione pesanti, tra cui la devastazione: "Un'accusa ridicola - conclude Tramontano - nessuno distrusse nulla. Non c'erano black block, solo studenti, disoccupati e lavoratori". 

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