Coronavirus, a Pozzuoli un'altra sperimentazione su venti pazienti. Si usa l'Eculizumab

Il farmaco è un anticorpo monoclonale che - come il Tocilizumab utilizzato al Cotugno - contrasta l'infiammazione respiratoria ma può intervenire a monte. "Risultati interessanti"

E' fiducioso Gaetano Facchini, primario di Oncologia dell'Ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli. Il suo team sta sperimentando - come riporta lo stesso Facchini all'agenzia Dire - "un'analisi di real world sui nostri pazienti, utilizzando l'Eculizumab dell'approccio di Boston. Ovviamente siamo ancora all'inizio, ma i primi risultati ci paiono molto interessanti. Già nelle prossime due settimane pubblicheremo i primi dati su una rivista scientifica internazionale".

La sperimentazione internazionale sta interessando gli ospedali di Pozzuoli, Ischia, Frattamaggiore e Giugliano. Il farmaco si sta utilizzando su venti pazienti: l'eculizumab, un anticorpo monoclonale prodotto con la tecnologia del Dna ricombinante e approvato per il trattamento di malattie rare: la sindrome emolitico uremica atipica e l'emoglobinuria parossistica notturna. Anche questo farmaco, come il tocilizumab sperimentato al Cotugno, contrasta la risposta infiammatoria polmonare determinata dal Covid-19; nel caso dell'eculizumab, pero', il farmaco non interviene nella parte finale del processo infiammatorio, ma a monte.

"Già dai primi casi trattati a metà marzo", sottolinea Francesco Diurno, primario della Terapia Intensiva, "ci ha meravigliato vedere che alcuni pazienti con una condizione polmonare più compromessa presentavano meno difficoltà respiratorie di altri con i polmoni in uno stato migliore; inoltre, tutti questi pazienti presentavano resistenze del circolo polmonare elevate. Abbiamo ipotizzato, allora, che tale fenomeno fosse legato ad un interessamento del sistema circolatorio polmonare e che il virus potesse provocare fenomeni trombotici nel microcircolo polmonare. Da qui la scelta di trattare tutti i pazienti con una forte terapia anticoagulante adeguata. Tale intuizione e' stata di recente confermata dalle prime autopsie su pazienti Covid-19 effettuate in Emilia-Romagana, che confermano un diffuso interessamento del sistema circolatorio periferico polmonare e non solo". 

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