Coronavirus, studentessa napoletana: “Sono rimasta a Brescia per proteggere la mia famiglia”

“Le mia vita qui.. esco di casa una volta a settimana per fare la spesa e gettare i rifiuti. Quando rientro ho il terrore di aver portato con me il virus”. L’intervista di NapoliToday

Nel tuo ultimo post di Facebook fai riferimento a una delle croci bianche della città di Brescia, poco lontana da casa tua. Che significato ha assunto per te?

“Una delle croci bianche di Brescia è di fronte casa mia. Ogni mattina apro la finestra e vedo, puntualmente, un’ambulanza che torna o che si prepara ad uscire per soccorrere qualcuno. Le mie giornate sono accompagnate dal perenne sottofondo delle ambulanze. Questo, per quanto possa essere triste ed avvilente, mi aiuta a ricordare quanto sia importante stare a casa. Molte persone non lo hanno capito e continuano ad andare in giro come se nulla fosse, rischiando di essere contagiati o di contagiare i propri cari. Per distrarci dal quel che accade all’esterno, io e la mia coinquilina, ascoltiamo sempre la musica, anche per coprire quel rumore che proviene da fuori e ci ricorda che qualcuno in quel momento sta male e ha bisogno di aiuto”.

Cosa significa per un fuorisede al Nord vivere l’emergenza Covid-19, lontano da casa, dalla propria famiglia?

“Beh sicuramente affrontare una situazione di questo tipo, pesante e spaventosa, senza la propria famiglia non è facile. La cosa peggiore è che chi è a casa può approfittare di questo tempo a disposizione per trascorrerlo con i propri affetti, per prendersi una pausa dalla frenesia quotidiana e ritrovarsi. Stando distanti è tutto più difficile, non solo non puoi consolarti con un abbraccio dei tuoi cari, ma vivi con la costante preoccupazione per la loro salute. Nonostante le difficoltà, comunque, sto cercando di vivere questo tempo e questa esperienza come un’opportunità di crescita”.

C’è un appello che vorresti lanciare ai fuorisede che, come te, hanno scelto di non tornare a casa per tutelare la salute dei loro cari?

“Per quanto possa valere, mi sento di dirgli che hanno fatto la scelta giusta. “Finché siamo in Italia siamo a casa, non conta la regione”, questo è quello che ho detto a mia madre quando le ho comunicato la scelta di rimanere qui. Abbiamo fatto bene a rimanere dove ci siamo trasferiti con la speranza di un futuro migliore, di un lavoro migliore. Mi sento di dirgli che con lo stesso coraggio con il quale hanno preso questa decisione, devono affrontare tutto quello che verrà, se ci facciamo forza e rispettiamo le regole, il momento in cui riabbracceremo i nostri cari sarà sempre più vicino”.

Pensi che la paura del contagio continuerà ad accompagnarci anche quando l’emergenza sarà finita o riusciremo a buttarci tutto alle spalle e tornare ad abbracciare i nostri cari senza paura?

“Questo dipende anche dallo studio su questo virus. Bisogna ancora capire se c’è il rischio di ammalarsi nuovamente dopo essere guariti o se si diventa immuni. Questo, secondo me, sarà determinante. Sarà difficile rialzarsi, questo è sicuro, sia a livello economico che a livello psicologico, ma sono convinta che presto torneremo a stare bene e ad abbracciarci”.

A febbraio hai lasciato Napoli per trasferirti al Nord e iniziare una nuova esperienza lavorativa. Questa emergenza, secondo te, cambierà il tuo modo di vedere le cose e le tue priorità?

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“Sicuramente qualcosa dentro di me è già cambiata, mi sento molto più forte e sento di avere il coraggio per poter affrontare qualsiasi cosa. Allo stesso tempo questa esperienza ha portato alla luce un legame fortissimo con la mia città e con la mia famiglia che ovviamente spero di poter riabbracciare il più presto possibile. Credo che si debba vedere sempre il lato positivo nelle cose, io l’ho fatto e sto vivendo la lontananza da casa, dai miei cari, come una prova da superare per poterne uscire più consapevole della mia forza e della mia indipendenza”.

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