Coronavirus, lo sfogo di un'infermiera: "Ho paura. Mi manca l'abbraccio dei miei cari"

"Pensavo di essere "forte", pensavo che la maturità personale e professionale mi avrebbero fatto da scudo, da corazza. Ma sento che questa volta è diverso. È tutto diverso"

foto di repertorio

Tre cittadini puteolani sono risultati positivi al test del Coronavirus di ieri sera. Sono in isolamento domiciliare e l'Asl ha già avviato la ricerca del link epidemiologico. Una di queste persone è collegata ai passati contagi. I nuovi contagiati sono il riscontro di tamponi eseguiti nei giorni scorsi, ma resi noti solo ieri. A Pozzuoli, dall'inizio dell'epidemia ad oggi, sono stati effettuati 240 tamponi. E 42 sono i pazienti in totale che hanno contratto il Covid. Di questi 32 sono attualmente contagiati (2 ospedalizzati e 30 in isolamento domiciliare), 1 guarito clinicamente, 3 persone guarite definitivamente e 6 decessi.

Infermiera coraggio

Il sindaco Figliolia rende nota la storia di una infermiera di Pozzuoli Santa Maria delle Grazie, che in un post ha raccontato la sua esperienza con il Covid-19: "Non voglio farvi il "solito" post con la mascherina ed i segni che essa lascia. La verità è che ho paura. Ho paura, non mi vergogno a dirlo. Tanto lo si legge nei miei silenzi, nelle mie lacrime, nei miei occhi, nei miei movimenti lenti, nel modo in cui mai come in questo momento cerco la forza, il coraggio, il sostegno di persone che come me stanno affrontando questa battaglia. Eppure pensavo di essere "forte", pensavo che la maturità personale e professionale mi avrebbero fatto da scudo, da corazza. Ma sento che questa volta è diverso. È tutto diverso. È diverso perfino il modo di vedere chi mi sta accanto quando lavoro. Ognuno diventa guardiano dell’altro. Non sono concessi errori, distrazioni, nulla è concesso. Bere, toccarsi, liberarsi e perfino respirare in quella tuta, sotto il camice, dentro la maschera, sotto occhiali e caschetto, tutto deve essere mirato a far sì che mente e corpo non cedano, tutto è finalizzato a fare quello che da sempre facciamo: il nostro lavoro. Il nostro meraviglioso lavoro che ora tutto il mondo scopre essere difficile, pericoloso, importante, essenziale, fondamentale, prezioso per la vita delle persone. Il nostro lavoro che da sempre cerca con mente, corpo e cuore di raccontare storie, di vita e di morte, di cicatrici indelebili, di amore, di speranza, di abbracci, di strette di mano, di urla e di silenzi, di lacrime dolci e salate, di addìi, di abbandoni, di doni preziosi, di vite spezzate.. padri, madri, figli. Ti guardi intorno e vedi la gente che scrive "io resto a casa", che posta le foto con la famiglia, mentre cucina con la madre o gioca con i propri figli, "andrà tutto bene" dicono. Sappiate che non per tutti la quarantena è fatta di allegra vita familiare o di noia. Per noi infermieri, oggi, è tornare a casa e stare soli senza affetti, senza quell'abbraccio che ti rincuori e ti dica che "davvero andrà tutto bene". C’è chi le famiglie, le ha dovute allontanare perché Dio non voglia che uno di noi sospetti mai di essere causa di contagio per un proprio caro. Oggi per noi infermieri è avere come unico obiettivo quello di riprendere le forze dopo una notte in piedi, quindi mangiare, dormire, rilassare i muscoli, liberare la mente, riposare gli occhi... Già gli occhi, sono l’unica parte del corpo che non possiamo coprire completamente, osservano, scrutano, si sostituiscono al tocco delle mani coperte da 3 paia di guanti, parlano, rincuorano, sorridono, catturano momenti che ci portiamo dietro per il resto della giornata, anche a casa, quando cerchiamo di non pensare. E puntualmente i pensieri arrivano: chissà come sta quel paziente, chissà cosa troverò domani, chissà se ho commesso qualche errore nella procedura di svestizione. Chissà... In questo momento il Mondo ci guarda ed io sono sicura che noi non lo deluderemo, come non abbiamo deluso, nonostante i pugni, gli sputi, le minacce e gli insulti che durante questi anni ci hanno offesi, umiliati, derisi. Tutto andrà bene, lo dicono i libri di storia. Ritorneremo a fare la stessa vita di prima, ritorneremo a toccare i nostri pazienti e a sorridergli non solo con gli occhi, ma nel frattempo voi dovete fare la vostra parte: RESTATE A CASA, e soprattutto se avete un caro che lavora in ospedale e che a casa non può restare, stategli vicino, mostrategli conforto e sostenetelo perché ora ne ha bisogno più che mai, per sconfiggere la paura e avere la forza di combattere questa guerra per tutti noi".

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Flash mob

"Il 9 aprile, alle 12:00, tutte le forze dell'ordine del territorio puteolano faranno un flash-mob nel piazzale del nosocomio puteolano. Per rivolgere con “un inchino” il saluto a tutto il personale e ai pazienti. E noi saremo domani mattina con tutti loro! Questa emergenza ha catapultato tutto l'ospedale in uno scenario nuovo: prima i percorsi per la gestione dei casi sospetti e poi la disponibilità ad essere ospedale Covid, con la riconversione dei posti letto ospedalieri. Da ieri è iniziato il Casello tampone per acquisire in tempi brevi le notizie necessarie in seguito ad un test. E non solo: presso il Santa Maria delle Grazie sono partite nuove terapie, grazie ad una squadra di valenti medici e ricercatori, individuando un attivo collegamento professionale con team di riferimento nazionali ed internazionali. Il nostro ospedale è avanti. E a tutto il personale noi ci stringiamo dicendo: “Grazie, grazie, grazie! Andrà tutto bene", conclude Figliolia.

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