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Coronavirus, l'appello dei pizzaiuoli: "Consentite almeno le consegne a casa"

Secondo Di Porzio, titolare della Pizzeria Umberto, "dopo l'emergenza molte attività potrebbero non riaprire più. Cerchiamo un dialogo con De Luca"

"Le aziende hanno bisogno di lavorare, non possiamo stare chiusi a vita. Le consegne a domicilio sono un piccolo palliativo ma possono contribuire a salvare qualcuno, visto che prevediamo che un terzo dei locali di ristorazione non riapriranno quando finirà il lockdown". Così Massimo Di Porzio, titolare della Pizzeria Umberto a Napoli e presidente della Fipe Confcommercio per Napoli e provincia. C'è stato un tentativo di dialogo con il Presidente della Regione Campania, ma fallito. "Ci dice di resistere due settimane, ma è passato un mese e mezzo. "Mi rendo conto", spiega Di Porzio, "che è facile chiudere tutto ma le consegne garantirebbe a qualche piccola azienda di sopravvivere e darebbe un servizio ai consumatori". 

"Quando l'emergenza finirà", - spiega Di Porzio - "le persone non verranno più al ristorante come prima, ci aspettiamo un calo del 60-70% e molti non ce la faranno. Per questo abbiamo pensato di riunire un po' di personale in cooperative che potrebbero occuparsi delle consegne con i dispositivi di protezione adeguati". 

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