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Venerdì, 14 Giugno 2024

Ritardi e diagnosi sbagliate, la storia di Paola: "Mia madre morta, noi tutti positivi"

Una famiglia colpita duramente dall'emergenza Coronavirus: "Mia madre malata dal 15 marzo, ma non le hanno voluto fare il tampone. Mio fratello prima è risultato negativo e poi positivo. Negato per giorni il test anche a mia figlia: era positiva"

La storia di Paola A. va ascoltata più di una volta per essere compresa. Paola è un fiume in piena. Racconta gli ultimi trenta giorni della sua famiglia con la densità di dieci anni. Trenta giorni in cui lei e i suoi cari sono stati colpiti duramente dall'emergenza Coronavirus. Paola, che vive a Napoli, nel quartiere Avvocata, ha perso la madre ed è stata contagiata dal virus. Come lei, anche il fratello e la figlia sono positivi. La sua è un paradigma di ciò che stiamo vivendo in Campania da settimane, con le vite delle persone che si incrociano con ritardi, inefficienze, diagnosi sbagliate, procedure poco chiare e non sempre uguali.

"Il 15 marzo scorso mia madre, una donna di 76 anni, ha accusato febbre alta e altri sintomi che ci hanno fatto pensare al Coronavirus. Il medico di base ci ha spiegato che il protocollo dell'Asl non consentiva l'accesso al tampone per mia madre. Nei giorni successivi è peggiorata, fino al 23 marzo, quando è andata in affanno. Abbiamo chiamato due volte il 118, a distanza di due ore. La squadra di mezzogiorno ha sottovalutato la situazione e non ha fatto nulla. Gli operatori arrivati alle 14, invece, hanno capito che lo stato di salute di mia madre era grave". 

In quella data, la donna viene ricoverata all'Ospedale Pellegrini perché non è ancora un caso Covid accertato. Viene sottoposta a tampone e il 27 marzo arriva il risultato: positiva. Viene trasferita la sera stessa al Cotugno: "Ormai avevo capito che sarebbe morta - commenta Paola - se n'è andata il giorno 29". Solo allora, i familiari della signora sono stati sottoposti a tampone: "Lo avevamo chiesto già da giorni, ma nessuno ci ha ascoltato". La stranezza, però, è che il test viene somministrato solo a Paola e al fratello Giorgio, mentre viene negato alla figlia, alla nipote e alla cognata, che pure vivevano sotto lo stesso tetto: "Come pensano di fermare i contagi se non controllano i parenti dei positivi? E' assurdo". 

Il 3 aprile arrivano i risultati: Paola è positiva, mentre sorprendentemente, il fratello risulta negativo. Non convinti della procedura, la figlia di 15 anni, il 5 aprile, viene condotta dallo zio al Cotugno. Il tampone sancirà la positività della ragazza. Il 7 aprile è la volta della cognata e della nipote e anche il fratello di Paola, negativo al test di qualche giorno prima, si sottopone nuovamente alle analisi. Le due donne risultano negative, Giorgio, invece, è positivo: "Ci hanno spiegato che mio fratello era positivo al gene N e in quel momento solo il Cotugno era in grado di individuarlo. Come è possibile che un test così importante dia esiti differenti a seconda dell'Ente che lo realizza? Non devono raccontarci che tutto va bene. Mia madre non tornerà più, ma continuando così moriranno altre persone".  

La vicenda di questa famiglia porta con se molte domande. Se la madre di Paola fosse stata sottoposta a tampone il 15 marzo si sarebbe salvata? Nei giorni in cui i familiari hiedevano di essere sottoposti a tampone hanno diffuso il contagio? Come è possibile che il fratello Giorgio sia risultato negativo il 3 aprile e positivo il 9? E in quei giorni, ha contagiato altre persone? Domande che si aggiungono alle centinaia di interrogativi posti fino a oggi dall'emergenza Coronavirus. 

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