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Andrea, medico neolaureato: "Pronti a dare una mano in questa emergenza"

Con lui sono circa 200 i giovani camici bianchi che da aprile potrebbero essere inviati sul campo a combattere contro il Coronavirus: "Non siamo specialisti ma possiamo dare un contributo"

 

Sono circa duecento a Napoli, quasi 400 in Campania, oltre 5mila in tutta Italia. Compongono l'esercito di giovani medici laureati tra luglio e ottobre 2019. Sul campo non hanno ancora mai lavorato. Hanno preso parte a tirocini, imparato tutto quello che c'è da imparare prima di scegliere la specializzazione. Nella guerra contro il Coronavirus potrebbe esserci bisogno anche di loro. 

Tra questi, c'è Andrea Uriel de Siena, 26 anni, napoletano: "Da un lato c'è il senso di responsabilità di voler aiutare la Sanità del mio Paese, dall'altro c'è la paura di essere contagiati e di portare il virus nelle nostre famiglie". Il suo turno potrebbe arrivare tra qualche settimana: "Siamo tutti in possesso dell'abilitazione e siamo in attesa dell'iscrizione all'Albo per poter cominciare la professione. L'Ordine di Napoli dovrebbe riunirsi all'inizio di aprile. Una volta ricevuta la matricola, saremo 'arruolabili' a tutti gli effetti". 

La medicina è una missione, ma anche a chi ha scelto questa strada non si può negare un pizzico di preoccupazione di fronte a un nemico così ostico come il Covid-19, anche perché sono ancora molti gli ospedali in cui scarseggiano i dispositivi di protezione personale, come le mascherine: "Quando un medico contrae il virus è doppiamente grave, perché oltre a un malato in più abbiamo anche un operatore in meno. Al netto di ciò, credo che se dovessero chiamarci nessuno si tirerebbe indietro. Siamo pronti a fare la nostra parte, io lo sono". 

BOLLETTINO DEL 20 MARZO CORONAVIRUS

L'impiego di medici neolaureati, che non hanno ancora iniziato o completato la specializzazione, è un tema sul tavolo del Governo da diversi giorni. Non è chiaro, però, dove questi giovani dottori verrebbero impiegati: "Credo che per combattere il virus ci sia bisogno di specialisti - prosegue Andrea - ma noi potremmo essere utili in quelle che sono le attività di continuità assistenziale: guardie mediche e rete territoriale. Dobbiamo esser consapevoli delle nostre competenze e non dobbiamo eccedere né nella deresponsabilizzazione, né nel voler andare allo sbaraglio. Ho parlato con colleghi più esperti che sono in prima linea adesso. Mi dicono che ancora non siamo pronti ad affrontare ogni aspetto di questa vicenda, ma sono anche tutti convinti che uniti ce la faremo". 

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