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Fobia da Covid, i medici: "I malati non si curano per paura del contagio"

L'allarme lanciato da Anaao Assomed: "A Napoli, accessi al pronto soccorso ridotti del 50 per cento. Sospensione delle prestazioni ambulatoriali e ospedali misti sono stati due grossi errori"

 

Raramente i pronto soccorso napoletani sono stati deserti come dall'inizio di marzo a questa parte. Merito, o per meglio dire colpa, del Covid-19. "Dall'inizio di questa emergenza - afferma Pierino Di Silverio dell'Anaao Assomed, l'associazione dei medici dirigenti - gli accessi al pronto soccorso si sono dimezzati". 

Un dato, questo, molto significativo. Se si può dare come certezza il fatto che la gente continui ad ammalarsi di altre patologie anche in tempi di Coronavirus, l'unica motivazione plausibile di una tale contrazione di accessi alla rete d'emergenza è da ricercare nella minor propensione alle cure da parte dei pazienti. In parole povere, i malati, anche quelli cronici, non si curano o si curano meno di prima. "E' una logica conseguenza delle politiche regionali per affrontare l'emergenza - spiega Di Silverio - Da un lato abbiamo la riduzione delle attività ambulatoriali, con la sospensione di tutte le attività elettive; dall'altro la paura dei pazienti di recarsi in strutture ospedaliere dove i percorsi tra i contagiati Covid e gli altri degenti sono promiscui e, quindi, pericolosi. Alla base di tutto, poi, c'è il completo abbandono della medicina territoriale". 

Per Anaao, l'errore è stato quello di non individuare da subito poche macrostrutture che contenessero i pazienti colpiti da Coronavirus, per lasciare liberi di lavorare gli altri ospedali: "Invece - prosegue Di Silverio - sono stati creati presidi ospedalieri misti, preoccupanti sia per i medici che per i cittadini". Negli ultimi giorni, pare esserci stata un'inversione di tendenza. A Napoli e provincia, per esempio, oltre al Loreto Mare, è stato approntato un Covid Hospital a Boscotrecase, mentre sono stati consegnati i primi 48 posti dell'Ospedale da Campo di Ponticelli: "Su quest'ultima struttura c'è molto da dire - sostiene il dirigente dell'Associazione di medici - perché è stata aperta ma non ci sono i medici per farla funzionare. Come se non bastasse è accanto all'Ospedale del mare, che fino a oggi ha funzionato al 15 per cento delle possibilità. Quindi, non mi sembra una scelta molto razionale". 

L'effetto collaterlae di una riduzione delle cure potrebbe essere quello, di qui a qualche mese, dell'aumento dell'ospedalizzazione per l'aggravarsi delle malattie croniche: "Mi sembra ovvio - conclude Di Silverio - Se per oltre due mesi vengono sospese le prestazioni, alla ripresa avremo un assalto e, quindi, andremo in affanno". 

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