Cronaca

Coronavirus, i sindaci ischitani si difendono: "La nostra ordinanza non era razzista"

Al momento resta l'identificazione per chi viene dalle regioni a rischio. Le parole di Enzo Ferrandino

Ha fatto scalpore la loro ordinanza di chiudere i porti a lombardi, veneti e cinesi, poi annullata dal Prefetto. I sindaci dei comuni ischitani si difendono però dalle accuse di razzismo.

"Ieri, insieme agli altri quattro sindaci, abbiamo pensato di prescrivere un atto precauzionale, in vista del contagio del coronavirus - dice il sindaco di Ischia, Enzo Ferrandino, a Radio Crc - Questa ordinanza è stata annullata, perché il Prefetto ha riscontrato un difetto di competenza da parte di noi sindaci. Bisogna attuare un'iniziativa che permetta di circoscrivere il virus, evitando che si espanda. Stiamo cercando di tutelare le nostre comunità, rispetto ad un rischio che, obiettivamente, c'è, evitando di trasformare l'isola d'Ischia come la nave da crociera lasciata in quarantena".

"Non stiamo fomentando - aggiunge Ferrandino - nessun allarmismo. Secondo quelli che sono i dati, i focolai sono individuati, prevalentemente, in Lombardia e in Veneto. In quelle zone si sono attuati dei procedimenti restrittivi, come la chiusura di scuole e di università, vietate manifestazione, eccetera. Nella giornata di ieri, erano diretti dei pullman con più di 100 persone provenienti di da quelle zone. Questo non è un atto di razzismo, ma c'è bisogno, in questa fase di emergenza, di strumenti precauzionali. È fondamentale costruire dei cordoni di sanità".

Al momento resta l'identificazione per chi viene dalle regioni a rischio.

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