Sabato, 13 Luglio 2024
Cronaca

Coronavirus, la crisi dell'imprenditore del betting: "Chiudo definitivamente"

Giuseppe, 32enne imprenditore napoletano, ha deciso di chiudere la propria sala scommesse: "Ormai non abbiamo più alcuna speranza, non abbiamo accesso al credito, le banche ce lo negano. Eppure ogni anno diamo miliardi allo Stato"

"Dopo 17 anni vissuti nel settore delle scommesse, chiudo definitivamente per stare lontano dal parassita più grande, lo Stato italiano”. E’ il duro sfogo di Giuseppe, imprenditore di 32 anni della provincia di Napoli che, dopo aver lavorato per tre diverse società di betting, ha deciso di dire basta.

“Dopo 60 giorni esatti di chiusura a causa dell’emergenza Coronavirus, oggi ho chiuso con una lettera di recesso il contratto di locazione del mio locale. Ormai non abbiamo più alcuna speranza, non abbiamo accesso al credito, le banche ce lo negano perché affermano che siamo soggetti a rischio riciclaggio di denaro e quindi riconducibili ad attività poco gradite”, racconta ad Agimeg. “Eppure ogni anno il settore del gioco dà allo Stato 10 miliardi di euro, ma lo Stato non ci aiuta, ci lascia morire. Non abbiamo avuto alcun aiuto, stiamo continuando a pagare tutte le spese e i costi al 100%, ma io ora non sono più in grado di gestirli. La mia è una realtà come quella di molti altri miei colleghi, che dopo il lockdown non apriranno più. Tutto il sacrificio di persone oneste va in fumo senza che nessuno ci aiuti. E’ un grido di dolore non solo mio, ma di tutta la categoria”, conclude Giuseppe. 

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