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Coronavirus, il garante dei detenuti: "In carcere nessuna distanza di sicurezza"

La denuncia di Pietro Ioia: "A Poggioreale anche in otto in una cella: si calpestano i diritti umani. Ci vorrebbe un'amnistia, ma il Governo non avrà il coraggio di farlo"

 

Al tempo del coronavirus, il carcere è uno dei luoghi più sensibili al contagio, ma allo stesso tempo quello con la minore attenzione da parte delle istituzioni. "In un carcere come quello di Poggioreale, dove ci sono anche otto detenuti per cella, è impossibile tenere le distanze di sicurezza" denuncia il garante dei diritti dei detenuti di Napoli Pietro Ioia. 

Il sovraffollamento degli istituti penitenziari, in particolare quello di Napoli centro, ha aperto la strada a una psicosi che si sta diffondendo al loro interno: "Ci sono stati due agenti di polizia penitenziaria trovati positivi a Secondigliano - prosegue Ioia - e un detenuto sospetto, sempre a Secondigliano. Ma chi sta in carcere è terrorizzato e lo sono anche i parenti. E' una situazione esplosiva, dove i diritti umai vengono calpestati ogni giorno". 

La decisione di sospendere i colloqui ha scatenuto, nei primi mesi di maggio, una rivolta sia all'interno che all'esterno del carcere: "C'era bisogno di una limitazione - afferma il garante - ma condivido il pensiero dei parenti, i quali sostengono che anche la polizia può portare il virus all'interno. Sulle rivolte, mi sento di dire che chi le scatena all'interno delle celle sa quali sono le conseguenze, ma ogni abuso perpetrato anche quando tutto è ritornato alla calma va condannato". 

Per Pietro Ioia, la soluzione per difendere i detenuti dal Covid 19 sarebbe quella di un'amnistia: "Ma il Governo non avrà mai il coraggio di farlo perché chi si occupa di queste cose perde voti. Almeno, però, si impegnasse affinché chi deve uscire dal carcere, chi è malato, chi ha finito di scontare la pena o chi deve usufruire dei giorni per buona condotta possa uscire davvero e non continui ad affollare le celle". 

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