Covid-19, il Prof. Ascierto: “Necessari tamponi per isolare pazienti asintomatici o paucisintomatici"

“Il Sud non è pronto ad affrontare l’emergenza sanitaria che sta vivendo il Nord. Il governo deve mettere in atto tutte le precauzioni affinchè il contagio non raggiunga livelli elevati anche qui”. L’intervista al direttore di Struttura Complessa Melanoma e Terapie Innovative del Pascale

Prof. Paolo Ascierto

E’ di ieri la notizia della prima paziente dimessa, affetta da Covid-19, trattata con il Tocilizumab. La 59enne era stata ricoverata a inizio mese in gravi condizioni al Cotugno per una polmonite interstiziale e trattata il 13 marzo con il farmaco anti-artrite, utilizzato nell'ambito di una sperimentazione nata dalla collaborazione tra l'Azienda ospedaliera dei Colli e l'Istituto Nazionale Tumori Irccs Fondazione Pascale. “E’ un ulteriore segnale di attività del farmaco” ha dichiarato il Prof. Paolo Ascierto, direttore di Struttura Complessa Melanoma e Terapie Innovative del Pascale, che per primo aveva avuto l’intuizione di impiegare questo farmaco off-label nel trattamento dei pazienti con polmoniti interstiziali causate dal coronavirus Sars-Cov2. L’oncologo, dopo un confronto diretto con i medici cinesi, aveva avviato il 7 marzo, in collaborazione con l’ospedale Cotugno, l’utilizzo e la sperimentazione del Tocilizumab, che, da subito, aveva fatto registrare miglioramenti importanti nei pazienti trattati. In tempi record l’Agenzia Italiana del Farmaco ha approvato un protocollo e autorizzato lo studio, partito il 19 marzo, con l’obiettivo di valutare l'efficacia e sicurezza del farmaco. Il gruppo di lavoro, coordinato dall’equipe del Prof. Paolo Ascierto e del collega oncologo Franco Perrone, si muoverà nei prossimi mesi su una piattaforma informatica dove saranno raccolti i dati di tutti i pazienti degli ospedali italiani sottoposti a questo trattamento.

-Prof. Ascierto, ieri è stata dimessa la prima paziente trattata con il Tocilizumab. Possiamo essere ottimisti? Il farmaco funziona..

“La paziente ha lasciato ieri il reparto del dott. Parrella del Cotugno perché le sue condizioni erano migliorate e due tamponi consecutivi erano risultati negativi. Per ora cauto ottimismo resta la parola d’ordine. La sperimentazione ci dirà”.

-Grazie al trattamento con il farmaco anti-artrite, altri quattro pazienti sono stati estubati nei giorni scorsi. Come stanno?

“Stanno bene e presto saranno in reparto”.

-Quanti sono i pazienti, complessivamente in Italia, che sono tornati a respirare autonomamente grazie al Tocilizumab?

“Questo dato purtroppo non lo conosciamo. Sappiamo che sono stati trattati centinaia di pazienti se non addirittura migliaia. La sperimentazione in corso ci dirà se il farmaco sarà realmente efficace”.

-In quale fase dell’infezione viene somministrato il Tocilizumab perché abbia effetto, e dopo quanto tempo si hanno i primi risultati?

Il Tocilizumab perché possa avere un’efficacia dovrebbe essere somministrato prima che il paziente si aggravi e che quindi si inneschino i meccanismi di danno polmonare indotti dall’infezione virale. Le indicazioni nell’ambito della sperimentazione sono attualmente di somministrare il farmaco in pazienti con grave insufficienza respiratoria (saturazione di ossigeno < 93% o rapporto P/F < 300) e che non siano stati intubati da più di 24ore (nella fase 2 dello studio) o in pazienti intubati da più di 24 ore (nella coorte osservazionale)”.

-In una lettera inviata ieri al Presidente del Consiglio e ai ministri, De Luca ha dichiarato che il richiamo a numeri più contenuti di contagio al Nord rischia di cancellare il fatto che non solo la crisi non è in via di soluzione, ma che al Sud sta per esplodere in maniera drammatica. Secondo lei, se il governo non interviene al più presto, il sistema sanitario rischia il collasso?

“Le differenze tra il sistema sanitario del Nord e del Sud, sono ben note a tutti, e il Sud non è sicuramente pronto ad affrontare un’emergenza di un livello tale che, anche le città del Nord Italia, affannano a superare. Pertanto ritengo di primissima importanza che il governo metta in atto tutte le precauzioni necessarie affinché il contagio non raggiunga livelli elevati anche al Sud”.

-A proposito della polemica sui pochi tamponi effettuati in Campania. Lei cosa ne pensa? Andrebbero incrementati?

“È di necessità vitale riuscire ad isolare quelli che sono i pazienti asintomatici e i paucisintomaci, in maniera da limitare il contagio in questo modo”.

-Modello cinese (quarantena totale) e modello coreano (tamponi a tappeto sulla popolazione e mappatura dei contagiati con app). A quale dovrebbe ispirarsi l’Italia secondo lei?

“Ritengo che i cinesi abbiano dimostrato l’efficacia del loro modello, che condivido pienamente”.

-Dopo l'ok alla sperimentazione del Tocilizumab, l’AIFA ha autorizzato anche la sperimentazione di un farmaco antinfluenzale usato in Giappone, l’Avigan. Cosa pensa di questo farmaco?

“L’Avigan, il Favipiravir, è un farmaco utilizzato in Giappone dal 2014 per il trattamento dell’influenza stagionale. L’AIFA sta sviluppando un programma di sperimentazione e ricerca per valutare l’impatto del farmaco Avigan, nelle fasi iniziali della malattia da SARS-CoV2. Tuttavia al momento non esistono prove scientifiche cliniche che dimostrino la sua efficacia e sicurezza in questi pazienti, infatti i dati ad oggi disponibili si riferiscono a dati preliminari di un piccolo studio non randomizzato”.

-A proposito di vaccini, lei sta collaborando con la Takis per sviluppare un vaccino anti-Covid. Quando sarà pronto?

“Purtroppo, non essendo un virus già conosciuto, i tempi per lo sviluppo di un vaccino realmente efficace non sono così brevi come si potrebbe sperare. Sono in corso molti studi sia in fase preclinica, che in fase clinica, ma credo che dovremmo attendere ancora diversi mesi per avere i primi risultati”.

-Sono oltre 5 mila gli operatori sanitari contagiati in Italia. È di ieri la notizia di un medico di base napoletano che ha perso la vita a causa del nuovo coronavirus. Lei come vive, ogni giorno, la paura del contagio? I medici e tutti gli operatori sanitari andrebbero maggiormente tutelati?

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“Purtroppo i medici, in questa emergenza mondiale, sono il gruppo di persone quotidianamente più a rischio. I dispositivi di protezione individuale non sono sempre disponibili, aumentando così il rischio di contagio. Con la paura del contagio si vive tutti i giorni, sia per noi, che per i nostri familiari, ma cerchiamo di superarla ricordandoci dell’importanza del nostro lavoro”.

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