L’acqua ossigenata nella cura contro il Covid-19: lo studio napoletano

"Il perossido di idrogeno potrebbe svolgere un ruolo fondamentale nella riduzione del tasso di ospedalizzazione e delle complicazioni dei pazienti positivi al Covid 19", spiega a NapoliToday il dott. Armone Caruso

In foto in basso il dott. Armone Caruso

Uno studio rivoluzionario sulla cura al Covid-19, utilizzando l'acqua ossigenata, arriva da Napoli. Lo scritto sul Perossido di Idrogeno e Covid-19 è stato infatti pubblicato dalla rivista rivista Infection Control & Hospitalization Epidemiology del mese di aprile della Cambridge University.

A firmarlo Arturo Armone Caruso, Direttore Sanitario AIAS di Afragola Responsabile dell' UO di Diagnostica ORL e Citologia Nasale AIAS di Afragola, Antonio Del Prete, docente in Oftalmologia dell'Università degli Studi di Napoli "Federico II", Antonio Ivan Lazzarino, Epidemiologo dell'University College London, Roberto Capaldi, medico chirurgo, Lucia Grumetto, docente di Chimica Farmaceutica, presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II. 

"Nel pieno dell’epidemia di COVID-19, una sera al telefono, mentre parlavo con l’amico Antonio Del Prete, Oftalmologo e docente di oculistica alla Federico II sul come cercare di arginare l’infezione, ci venne l’idea di usare l’acqua ossigenata, come strumento per arginare questo maledetto virus. Per due motivi: il primo è legato alla storia della professione ORL. In passato veniva usata l’acqua ossigenata nelle svariate forma di malattie; la seconda dalla proposta del Governo italiano con la circolare del 22 febbraio 2020 come modalità di sanificazione degli ambienti (Comunicazione del Ministero della Salute Italiana del 22 febbraio 2020), In detta comunicazione si proponeva la percentuale dello 0,5 % . Partendo da questo presupposto abbiamo iniziato a capirne qualcosa di più del virus e le sue modalità di attacco ed abbiamo osservato che mentre da un lato c’è molta attenzione sulla prevenzione della trasmissione, non viene, invece data la stessa importanza agli eventi che si svolgono immediatamente dopo l'inizio dei primi sintomi,cioè dopo che la trasmissione è avvenuta. In effetti abbiamo messo in relazione alcuni elementi tra loro. Da studi già acclarati dalla comunità scientifica, si sa che in alcuni primati (in particolare i macachi) il virus rimane nelle alte vie respiratorie per circa due giorni, prima di infettare le vie respiratorie inferiori dove causa danni ben peggiori. Questo ci fornisce lo spunto per una finestra terapeutica di intervento. Intervento che è stato, studiato poi in equipe, con professoressa Lucia Grumetto, docente presso il dipartimento di Farmacia della Università “Federico II”, dal  Dott. Ivan Lazzarino dell’Agenzia Epistata di Londra e del Dott. Roberto Capaldi della Facoltà di Medicina della Università “Federico II”. La ricerca è stata pubblicata su rivista Infection Control & Hospitalization Epidemiology del mese scorso di aprile della Cambridge University. Nel lavoro pensiamo che in definitiva il perossido di idrogeno potrebbe svolgere un ruolo fondamentale nella riduzione del tasso di ospedalizzazione e delle complicazioni dei pazienti positivi al Covid-19. L'azione antivirale dovuta sia all'induzione della risposta infiammatoria antivirale innata da sovraesposizione del recettore di tipo Toll-like 3, sia alle note proprietà ossidanti e di rimozione meccanica da parte del perossido di idrogeno. Il tutto ridurrebbe la progressione complessiva dell'infezione dal tratto respiratorio superiore a quello inferiore. Il perossido potrebbe avere sia una maggiore efficacia all’inizio del contagio oppure in quella finestra temporale in cui il virus rimane sulla mucosa nasale, sia come prevenzione. Il tutto potrebbe sicuramente costituire un approccio economico di prevenzione atto alla riduzione dei contagi, in supporto ai già ben noti dispositivi di protezione individuale e alle norme di distanziamento sociale, soprattutto durante la fase che stiamo vivendo. Il trattamento prevede l’uso dell’acqua ossigenata, che tra l’altro non ha controindicazioni, sia nel cavo orale sia nel naso, prevede gargarismi con acqua ossigenata al 3 %, 3 volte al di e nebulizzazione nelle narici 2 volte al di, ma diluita al 50% poiché la mucosa nasale è più delicata. Poichè il problema diffusivo del virus è interessato anche l’occhio, anche esso via di accesso del Covid 19, abbiamo descritto nel lavoro, l’uso di Iodo povidone, presente in commercio all 0,5- 0,6%. Ora siamo in attese di autorizzazione. Abbiamo provveduto ad inviare all’ AIFA la richiesta di autorizzazione allo studio osservazionale presso la medicina del territorio, nonché al Ministro della Ricerca Scientifica, e all’EMA (European Medicines Agency)", spiega a NapoliToday Arturo Armone Caruso, Direttore Sanitario AIAS di Afragola Responsabile dell' UO di Diagnostica ORL e Citologia Nasale AIAS di Afragola.

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