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Covid e 2020, l'anno della pandemia a Napoli dalla comparsa del virus ad oggi

La prima occorrenza della parola “Coronavirus” su NapoliToday risale al 25 gennaio del 2020. Il SARS-CoV-2 avrebbe, da li a poco, pesantemente influenzato ogni aspetto delle nostre vite

Si chiude finalmente l'annus horribilis del Coronavirus, il 2020 della pandemia. Il colpo a Napoli si è assolutamente fatto sentire, dal punto di vista economico quanto da quello sociale, conseguenze di una crisi che si è protratta nei fatti per 12 mesi.

Lo spettro di Wuhan

La prima occorrenza della parola “Coronavirus” risale infatti, su NapoliToday, al 25 gennaio. Il nostro primo articolo sul SARS-CoV-2 era invece di 3 giorni prima. “Sono rientrata in Italia dalla Cina da un paio di giorni – raccontava Ivana Mugnano, imprenditrice partenopea trapiantata nel Paese orientale – sono sollevata. Secondo la mia percezione, i casi riportati sono sottostimati”. Mai del tutto svelatosi, qualcosa del virus appare chiaro fin da allora: le complicazioni cliniche dovute al contagio possono essere mortali in una percentuale molto più alta che per una semplice influenza.

I dati cinesi erano effettivamente sottostimati. Da Wuhan si sarebbe espansa prima la paura, poi il virus, quindi il lockdown. A inizio febbraio è già psicosi cinese a Napoli e provincia, con diversi casi – se non di discriminazione vera e propria – quantomeno di “distanziamento” nei riguardi dei numerosi cittadini orientali residenti. I loro negozi e ristoranti cittadini vengono in molti casi disertati: saranno i primi a chiudere “per ragioni di sicurezza”.

Si susseguono intanto i falsi allarmi. I napoletani più prossimi al virus sono il capitano e alcuni marittimi della Diamond Princess, nave da crociera bloccata in Giappone perché con alcuni positivi a bordo. Riusciranno, dopo una lunga attesa, a tornare in Patria.
A febbraio il Coronavirus arriva in Italia, con i primi casi nel lodigiano. Vittorio Feltri non manca di mostrare la sua proverbiale sensibilità giornalistica: “Invidio i napoletani che hanno avuto solo il colera”, twitta il 21 febbraio.

Sta per iniziare lo show di Vincenzo De Luca, assoluto protagonista della rappresentazione mediatica della risposta alla pandemia. Il governatore della Campania, istituito un numero verde per segnalare eventuali casi, inizia la sua politica di contenimento. Il primo non è neanche un provvedimento, ma un invito: a sospendere le gite scolastiche. È il 22 febbraio. Cominciano a fare capolino anche le ordinanze, alcune delle quali controverse. È il caso di quella dei sindaci ischitani, che proibiscono ai turnisti lombardi, veneti e cinesi di sbarcare sull'isola verde. Un provvedimento che il Prefetto annullerà poco dopo. La psicosi evidentemente non è più soltanto verso i cittadini cinesi, ma anche chi proviene dal Nord Italia inizia a far paura.

Il 24 febbraio la Protezione civile sottolinea la necessità di ridurre la vita sociale perché aumenta le possibilità di contagio. Non ci sono ancora casi conclamati in regione, eppure il Coronavirus terrorizza l'opinione pubblica.

Coronavirus in Italia: è lockdown

Mercoledì 26 febbraio è il giorno dell'annuncio: c'è un probabile primo caso in Campania. Le modalità di accertamento sono ancora particolarmente burocratizzate. I tamponi in Campania vengono effettuati soltanto al Cotugno e, perché un caso venga ufficializzato, inviati allo Spallanzani per un secondo controllo. Una modalità che a breve si sarebbe mostrata troppo lenta per far fronte all'ormai prossima esplosione vera e propria del contagio.
Il contagiato (arriva l'ufficialità) è un avvocato 50enne napoletano, in buone condizioni. Verrà dimesso definitivamente soltanto il 27 marzo.

Scuole e università vengono chiuse – pochi giorni – per disinfestazioni dei locali. È solo l'inizio. Gli studenti saranno le vere vittime morali della pandemia, con la didattica in presenza che da marzo a oggi non si è praticamente mai ristabilita se non per brevissime parentesi. Spettacoli ed eventi sportivi vengono rinviati. Anche qui si tratta di un prologo allo stop completo.

Crescono i casi conclamati. Il 28 febbraio sono già 4, il 29 sono 13. La Regione istituisce la Task force per l'emergenza Coronavirus. Il 3 marzo i casi sono 31. Il disinfettante per le mani, diventato merce rara nei supermercati, inizia a diventare un possibile prodotto fai-da-te.

Il 4 marzo il sindaco di Napoli Luigi de Magistris lancia per primo l'allarme. I posti letto sono troppo pochi per far fronte alle possibili conseguenze del virus. Inizia una triste routine, quella dei bollettini regionali delle 17 sull'emergenza. Il 6 marzo vengono chiuse le discoteche: non riapriranno più. L'8 marzo c'è la prima vittima del Covid-19 in Campania. Si tratta di una donna di 80 anni, testata e risultata positiva post-mortem. L'8 marzo è anche la giornata del “Decreto contenimento” del governo Conte, ovvero la decisione di “chiudere” la Lombardia e 14 province. Le indiscrezioni filtrate sul provvedimento portano alla drammatica corsa agli ultimi treni per il Sud, come il tristemente famoso Intercity 797 Torino-Napoli. I contagiati arrivano a 101, iniziano a emergere positivi anche tra il personale sanitario.

Il 9 marzo la zona rossa viene estesa a tutto il Paese: è il lockdown. È corsa ai supermercati per accaparrarsi beni di prima necessità, sebbene questi non verranno mai chiusi neanche in futuro. L'hashtag è #iorestoacasa, e iniziano i vademecum su cosa si può fare e non fare durante il confinamento. La Regione Campania inizia ufficialmente la sua politica di inasprimento delle decisioni di Palazzo Chigi, chiudendo in anticipo parrucchieri e centri estetici rispetto ai Dpcm che si susseguiranno sull'emergenza. Chiudono palestre, bar, ristoranti e pizzerie, viene incentivato dove possibile lo “smartworking” (termine utilizzato impropriamente al posto di “telelavoro”).

Inizia, ad opera dei medici Montesarchio e Ascierto, l'utilizzo a Napoli di un farmaco (nato per l'artrite) contro gli effetti del Covid-19. Il protocollo di sperimentazione del Tocilizumab, già utilizzato anche in Cina ed in diversi Paesi del mondo, sarà l'orgoglio partenopeo nella lotta alla pandemia.

La città è deserta. Iniziano gli arcobaleni disegnati fuori dai balconi, i cori per farsi coraggio (come quello sulle note della canzone di Andrea Sannino, “Abbracciame”), le messe a distanza, i concerti di solidarietà in streaming. In genere Napoli è rispettosa delle normative anti-contagio. Il calcio si è fermato, arriva a trasmettere repliche persino Un Posto al Sole. L'11 marzo i casi in Campania sono 180. I mezzi pubblici, vuoti, diminuiscono le corse. Ogni venerdì Vincenzo De Luca fa via social il punto sull'emergenza: in un primo momento è polemica tra i giornalisti perché si tratta di fatto di conferenze stampa senza la possibilità di fare domande, poi le lamentele si affievoliscono fino a scomparire. I toni “da sceriffo” e alcune immaginifiche trovate (quella dei “lanciafiamme” e dei “cinghialoni” su tutte) rendono il governatore campano uno dei principali personaggi politici alla ribalta nazionale durante la pandemia, e gli assicurano un consenso popolare prima insperato a pochissimi mesi dalle elezioni.

Il 14 marzo i contagiati sono 288. Ventitré persone sono guarite, 7 sono le vittime. Inizia a farsi sentire un'altra emergenza, quella economica. La città vive da anni anche e soprattutto di turismo, e questo è ridotto adesso ai minimi termini. Appaiono evidenti le enormi proporzioni dell'economia sommersa partenopea, con i lavoratori irregolari che non possono ottenere la cassa integrazione in deroga istituita dal Governo per far fronte alla crisi, e che quindi si ritrovano senza lavoro. Gravissima anche la situazione dei lavoratori autonomi, costretti nella stragrande maggioranza dei casi a restare fermi.

Arrivano provvedimenti come il bonus spesa, e fioccano le iniziative di solidarietà. È il momento dei panari solidali, dei carrelli per le spese sospese nei supermercati. Con l'Italia che sta venendo colpita più duramente che il resto d'Europa, Napoli e il suo associazionismo diventano in tutto il mondo esempio di solidarietà civica.

La situazione sanitaria però si sta aggravando. Il problema è l'impatto dei ricoveri con l'esiguo numero dei posti di terapia intensiva che offre la Campania. Il 22 marzo il Cotugno è quasi saturo e si superano i mille contagiati in regione. Il giorno dopo viene annunciata la costruzione di un Covid Center all'esterno dell'Ospedale del Mare. Soltanto il 30 marzo, i contagiati sono già 2mila, e si stanno verificando pericolosi focolai tra anziani come quello nella casa albergo di Fuorigrotta.

La fase 2 e l'estate

Da aprile invece le notizie sul fronte contagi cominciano a migliorare. Mentre la Regione inizia ad investire i fondi ricevuti per fare fronte alla crisi economica, il 10 aprile il Governo annuncia la proroga del lockdown fino al 3 maggio per poi riaprire lentamente le attività, nella cosiddetta “Fase 2”. Due giorni dopo, il 12, è Pasqua. Surreale come non mai, in una Napoli ancora una volta deserta. A metà mese riprendono le lamentele degli esercenti, in particolare delle pizzerie che chiedono a gran voce la possibilità almeno di effettuare consegne a domicilio. Saranno accontentati il 22 aprile con una nuova ordinanza regionale.

Il 19 aprile è il giorno dei funerali a Saviano del sindaco Carmine Sommese, occasione che fa scalpore perché – nonostante le norme lo vietino – sono molti a partecipare al corteo funebre, vicesindaco compreso. Il caso ha la ribalta nazionale e suscita la condanna del governatore De Luca.

Il 27 aprile tornano le “attività motorie” sul lungomare, a lungo al centro delle polemiche. Il mese si chiude con 4.444 infetti dall'inizio dell'emergenza.

Maggio è il mese della ripartenza. Riaprono i pub e ristoranti, le mascherine diventano obbligatorie, è possibile rientrare dalle altre regioni del Paese. La crisi mostra i suoi primi veri effetti: molti napoletani finiscono in fila al banco dei pegni. Gli appelli – dal sindaco de Magistris al parlamentare Sandro Ruotolo – sono perché lo Stato eviti che la camorra immetta liquidità in un tessuto economico in profonda difficoltà. Il 10 maggio, a 33 anni dal primo scudetto, il Napoli riprende ad allenarsi in vista della ripartenza del campionato. Il mese si conclude con 4.806 positivi totali, quindi con soltanto 362 nuovi casi dal 1 maggio. Venerdì 5 giugno la Campania è a contagi zero, e 10 giorni dopo – con un tempismo che dà l'idea del prossimo insuccesso – inizia la sperimentazione in regione dell'app per il tracking dei positivi “Immuni”. Il 17 giugno il Napoli batte la Juventus in finale di Coppa Italia. I festeggiamenti in città non hanno particolari conseguenze in fatto di crescita del contagio.

A fine mese i numeri del virus in Campania tornano a salire, soprattutto per focolai come quello di Mondragone.

mappa contagi-2

A metà luglio il totale dei positivi in Campania dall'inizio della pandemia arriva a 4787 unità (per un riconteggio). De Luca da Vespa parla di “miracolo campano” per quanto è stata contenuta l'epidemia, ma il 23 luglio ipotizza nuove chiusure per la “troppa irresponsabilità che si vede in giro”. Secondo Luigi de Magistris, non è altro che “terrorismo e allarmismo a fini elettorali”.
I positivi però continuano effettivamente a crescere. A fine mese De Luca fa il punto sul prossimo futuro: annuncia la necessità di nuove restrizioni e spiega che non si potrà che convivere col Coronavirus fino alla primavera del 2021 quando il vaccino sarà disponibile e diffuso. Intanto la regione è aperta ai flussi turistici sia interni che esterni al Paese, questo nonostante l'indice Rt sia tra i più alti d'Italia. A preoccupare le istituzioni sono più i residenti che rientrano dall'estero, e infatti la decisione sarà quelli di sottoporli a tampone obbligatorio e quindi a isolamento domestico fino all'ottenimento del risultato dei test. A fine agosto i positivi sono oltre 7mila.

Il ritorno alla normalità però va avanti. La Regione stabilisce come obbligatori gli screening per il personale scolastico in vista del ritorno in aula, che pure posticipa rispetto a tutte le altre regioni d'Italia.

Intanto positivo eccellente al Covid-19 è Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, peraltro segnalato tale dopo aver partecipato ad un'affollata – di altri presidenti – assemblea della Lega di Serie A. Il Napoli ospita il Genoa con numerosi casi di Covid-19 tra le sue fila, e alcuni azzurri risultano positivi. Pochi giorni dopo l'Asl impedisce agli azzurri la partenza per Torino: la Juventus scende lo stesso in campo, da sola, e il caso ha ribalta nazionale.
Un focolaio, con 180 agenti che finiscono in isolamento, si registra anche nella polizia municipale di Napoli.

La seconda ondata

Il 18 settembre Vincenzo De Luca parla chiaramente di una ripresa del contagio in arrivo, della “seconda ondata”. Dovrebbe colpire la regione tra fine ottobre e inizio novembre. Due giorni dopo vince le elezioni, confermandosi per un secondo mandato consecutivo.

Le sue previsioni sulla pandemia sono corrette. Al contrario della “prima ondata” la Campania questa volta sarà effettivamente messa in difficoltà. Ai primi di ottobre è la regione col maggior numero di contagiati, in costante crescita. I positivi giornalieri scavallano quota mille.

Arriva il nuovo Dpcm con nuove restrizioni (tra cui la chiusura di cinema e teatri), scatta il coprifuoco alle 23 per ordinanza di Palazzo Santa Lucia, e si fa largo un'ipotesi lockdown ad hoc per Napoli che però non viene mai concretizzata. Ciò che si concretizza - anche in violenti scontri - sono le proteste di piazza del 23 ottobre esplose tra via Santa Lucia (sede della Regione Campania), sul lungomare e in altre zone di Chiaia.
A fine ottobre in regione si arriva ai 4mila casi giornalieri: tanti quanti se ne erano registrati nell'intera prima ondata.

La nuova risposta alla crisi: dal Dpcm delle tre zone a oggi

Arriva il nuovo Dpcm per far fronte alla crisi, che divide il Paese in tre zone con livelli differenti di restrizioni. Inizialmente, ai primi di novembre, la Campania viene inserita nell'area con le minori restrizioni, la “zona gialla”. È però il momento di maggiore stress per il sistema sanitario. Pronto soccorso pieni, ambulanze con a bordo malati Covid-19 incolonnate all'esterno delle strutture sanitarie, il terribile caso di un uomo che muore nei bagni del Cardarelli e viene ripreso da un altro paziente esanime a terra. Due settimane e la regione diventa “zona rossa”, di fatto con limitazioni molto simili a quelle del lockdown di marzo. Le attività non sono però ferme allo stesso modo, e la sensazione diffusa è che non siano misure stringenti come a fine inverno.

A inizio dicembre la regione diventa “zona arancione”, per poi ritrovarsi con le stesse misure del resto del Paese nel periodo natalizio. Il 25 novembre Napoli aveva vissuto il lutto più denso di significato dell'anno: a spegnersi, Diego Armando Maradona.

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