Coronavirus, emergenza senza tetto: "Sono soli e senza assistenza medica"

Solo a Napoli sono 2mila gli homeless che vivono in strada, lontani dalle fonti di informazione e senza accesso alle medicine. La Comunità di Sant'Egidio: "I nostri volontari provano ad assisterli in sicurezza, ma situazione è complicata"

"Restate a casa" sembra quasi una presa in giro per chi la casa non ce l'ha. A Napoli sono circa duemila i senza fissa dimora censiti, tra italiani e stranieri. Persone che vivono in stra perché non hanno un'abitazione, non hanno lavoro, non hanno possibilità economiche. L'emergenza sanitaria in atto in tutta Italia alza il velo anche sulla situazione paradossale dei clochard, tra i più esposti al rischio contagio, impossibilitati a risepettare il Decreto del Governo e, soprattutto, senza cure mediche. Gli ambulatori sono chiusi, i servizi sociali funzionano a singhiozzo, non c'è una linea per prendersi cura degli ultimi. 

"E' una situazione molto delicata - spiega Antonio Mattone, portavoce della Comunità di Sant'Egidio di Napoli - queste persone sono esposte al contagio perchè vivono per strada e in città mancano le strutture di accoglienza. Inoltre, con il decreto sono diminuiti anche i volontari che portano loro cibo, coperte e generi di prima necessità. Noi cerchiamo di restare al loro fianco, portando almeno un pasto, mantenenedo le distanze di sicurezza. Però il problema sanitario resta e ci svela un sistema di accoglienza molto fragile, che andrà rivisto quando avremo superato questa crisi". 

Poi, da Mattone arriva un appello ai cittadini: "Se siete a conoscenza di anziani che vivono soli telefonate e citofonate, informatevi sulla loro necessità di avere la spesa oppure medicine. La solidarietà è l'unica cosa che, in questo momento, può tenerci uniti". 

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