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Cronaca

Confisca al clan dei Casalesi: sequestrati beni per 5 milioni a Giuseppe Setola

Sigilli a ville, aziende e conti intestati anche a dei prestanome. In carcere dal 2009 per diversi efferati omicidi, l'uomo è tra i protagonisti della strage di Castel Volturno in cui rimasero uccisi anche sei cittadini africani

Confisca di beni e conti per Giuseppe Setola, esponente di primo piano del clan dei Casalesi.  

Il provvedimento, emesso dal Tribunale di S.M.Capua Vetere, su richiesta del direttore della DIA di Napoli Arturo De Felice, è stato posto in esecuzione dal Personale della Direzione Investigativa Antimafia di Napoli.

Dalle indagini è emerso che Setola aveva intestato molti beni a dei prestanome, suoi congiunti o persone molto vicine, cercando proprio di eludere la confisca. Il valore dei beni in confisca, che comprende immobili, rapporti finanziari ed aziende, è stimato in circa 5 milioni di euro.

Setola, arrestato nel gennaio 2009 dopo un periodo di latitanza, condannato a diversi ergastoli, si trova attualmente in regime di “carcere duro” in base all’art. 41 bis. E' considerato elemento di primo piano del clan dei Casalesi nella fazione capeggiata da Francesco Bidognetti, alias Cicciotto ‘e mezzanotte, ed è tristemente noto perché autore di numerosi ed efferati omicidi che hanno insanguinato il litorale di Castel Volturno e paesi limitrofi, come quello di Umberto Bidognetti, padre del collaboratore Domenico, avvenuto il 2 maggio 2008.

L’evento criminale più efferato di cui Giuseppe Setola è stato protagonista è sicuramente la strage di Castel Volturno, episodio che ebbe risonanza internazionale sia per l’efferatezza dell’atto, che per il coinvolgimento di cittadini africani uccisi in modo del tutto casuale. Il raid stragista provocò dapprima l’uccisione dell’esercente di una sala giochi, con una sessantina di proiettili davanti al suo negozio nella popolosa Baia Verde di Castel Volturno e, poco dopo, di sei cittadini africani contro i quali vennero esplosi in poco meno di trenta secondi, con almeno sette armi da guerra di modello e calibro diverso, ben 125 colpi.

La peculiarità della condotta del “Gruppo Setola” indusse la magistratura ad indicare fra le aggravanti contestate agli autori degli omicidi, oltre a quella “tipica” del metodo mafioso e del fine di agevolare il clan “dei casalesi”, anche quella di avere agito con finalità di discriminazione ed odio razziale, essendo emerso che la strage denotava un odio indiscriminato del gruppo di Setola basato su un pregiudizio razziale, in ordine al quale si voleva asservire il gruppo di extracomunitari stanziatosi sul litorale domizio alla volontà del clan.

La Magistratura individuò nel comportamento del gruppo capeggiato da Setola anche la finalità terroristica della strage, poiché l’intento fu anche quello di suscitare paura nella collettività, con l'obiettivo, indiretto, di indebolire la fiducia della cittadinanza nello Stato.

Beni confiscati a Giuseppe Setola del clan dei Casalesi

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