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Condannate le donne del clan Gionta

Vent'anni di carcere in totale per Carmela Gionta, sorella del fondatore della cosca Valentino, Gemma Gionta, Annunziata Caso e Pasqualina Apuzzo rispettivamente figlia, moglie e suocera del reggente del clan, Aldo Gionta

Vent'anni di carcere. È questo il totale delle pene inflitte dal Gup della 25esima sezione penale del tribunale di Napoli ai danni delle quattro donne del clan Gionta a processo a vario titolo per usura, estorsione e lesioni aggravate dal metodo mafioso. Non esponenti di secondo piano della cosca ma parenti dei boss di palazzo Fienga. Si tratta di Carmela Gionta, 70enne sorella del boss fondatore della cosca Valentino, di Gemma Gionta, Annunziata Caso e Pasqualina Apuzzo rispettivamente figlia, moglie e suocera del reggente del clan Aldo Gionta. La sorella del boss è stata condannata ad otto anni di reclusione mentre la moglie di Aldo Gionta è stata condannata a sei anni ed otto mesi di reclusione. Due anni ed otto mesi a testa per la figlia e per la suocera di Aldo.

Le accuse ai loro danni erano tra le più disparate. Per ciò che riguarda “zia Carmela”, la Dda gli contestava il reato di usura ed estorsione per due prestiti a strozzo concessi ad altrettanti imprenditori di Torre Annunziata. Le cifre prestate erano di 10mila e 15mila euro con tassi d'interesse tra l'8 e il 10%. Il suo arresto risale al 21 luglio 2015 e all'interno del processo unico Carmela non si è solo difesa dalle accuse avanzate dall'Antimafia ma è comparsa anche come persona offesa per l'altro troncone del processo. L'accusa ai danni di Caso, Gionta e Apuzzo era, infatti, di lesioni aggravate per il ferimento di Carmela Gionta, appunto, avvenuto il 18 luglio 2015.

Le tre donne erano accusate di aver aggredito in quell'occasione la zia a Largo Grazie con una coltellata al viso. Un raid per “divergenze” sulla gestione della cassa del clan e delle estorsioni che valse l'arresto su ordine del Gip Antonella Terzi, lo stesso magistrato che firmò l'ordinanza per il blitz “Alta Marea”. Per “economia processuale” i due processi sono stati uniti portando alla condanna di tutte le imputate finite l'una contro le altre nonostante organiche alla stessa cosca. Le quattro imputate hanno goduto dello sconto di un terzo della pena per la scelta del rito abbreviato. 

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