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Cronaca Melito di napoli

Melito, commissione d'inchiesta valuterà infiltrazioni camorristiche nel Comune

Lo scorso aprile il sindaco della cittadina dell'hinterland napoletano, Francesco Mottola, è stato oggetto di una misura cautelare insieme ad altre 17 persone perché gravemente indiziati a vario titolo di scambio elettorale politico-mafioso, attentati ai diritti politici del cittadino, associazione di tipo mafioso, corruzione, concorso esterno in associazione mafiosa, tentata estorsione

Il prefetto di Napoli Claudio Palomba ha nominato, su delega del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, una commissione di indagine a proposito del Comune di Melito.

Servirà a verificare l'eventuale sussistenza di "tentativi di infiltrazione e/o di collegamenti della criminalità organizzata nel contesto dell’amministrazione del suddetto Comune". L'accesso avrà durata di tre mesi prorogabili per ulteriori tre mesi.

L'inchiesta: arrestato il sindaco

Lo scorso aprile 18 persone, tra cui il sindaco, il presidente del consiglio comunale e altri due consiglieri comunali, sono stati raggiunti da un'ordinanza di custodia cautelare. Secondo la Direzione distrettuale antimafia gli indagati sarebbero gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di scambio elettorale politico mafioso, attentati ai diritti politici del cittadino, associazione di tipo mafioso, corruzione, concorso esterno in associazione mafiosa, tentata estorsione.

Il Gip ha ritenuto che dalle indagini siano emersi "gravi indizi" sull’esistenza di un accordo già per il primo turno di votazioni scorse, svoltosi il 3 e 4 ottobre 2021, tra esponenti della criminalità organizzata operante in quel territorio (il clan Amato-Pagano) e alcuni rappresentanti della coalizione a sostegno di un altro candidato sindaco (non indagato) che avrebbero accettato la promessa, da parte dei referenti dell’organizzazione criminale, di procurare alla coalizione ed allo stesso candidato sindaco i voti degli appartenenti al clan, dei soggetti ad esso legati e dei residenti del rione popolare destinatari di pressioni ed intimidazioni, in cambio dell’erogazione di somme di danaro e di altre utilità nonché della disponibilità a soddisfare gli interessi o le esigenze dell’associazione camorristica, avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della conseguente condizione di assoggettamento omertoso derivante dall’organizzazione camorristica denominata clan Amato Pagano. Il tutto secondo gli inquirenti anche attraverso l’individuazione di candidati alla carica di consigliere comunale di riferimento del clan. In questa fase sarebbe stato persino impedito l’esercizio dei diritti politici di una candidata al consiglio comunale costretta, con gravi minacce, quali l’allontanamento dall’abitazione o la chiusura dell’esercizio commerciale, a svolgere campagna elettorale non per sé ma per un candidato dell’opposta coalizione gradito al clan.

Dalle indagini sarebbero emersi gravi indizi sulla circostanza che i rappresentanti della coalizione a sostegno di Mottola, in vista del ballottaggio, riprendevano l’ipotesi di concordare con gli esponenti del clan il sostegno al proprio candidato; già al primo turno, infatti, era stato rilevato il progetto anche da parte di costoro di richiedere sostegno al clan; tale progetto era stato accantonato in ragione della verificata conclusione di un accordo a favore della coalizione avversa guidata da Marrone Nunzio. Esponenti della coalizione a sostegno di Mottola, quindi, accettavano la promessa, da parte del referente del clan Amato Pagano (successivamente deceduto il 23 gennaio scorso in seguito ad un agguato di stampo camorristico), di procurare, per il ballottaggio, avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo, i voti degli appartenenti al clan, dei soggetti ad essi legati e dei residenti del rione popolare destinatari di pressioni ed intimidazioni, in cambio dell’erogazione a ciascuno di loro di somme di danaro ed altre utilità tra le quali la collocazione o la promessa di posti di lavoro. Nel corso delle indagini sono, altresì, emersi episodi di compravendita di voti di consiglieri comunali in occasione delle elezioni (di secondo livello) per gli organi della Città metropolitana svoltesi il 13 marzo 2022. Sono stati, inoltre, individuati gravi indizi su alcuni episodi estorsivi posti in essere dagli affiliati al clan.

Il provvedimento eseguito è una misura disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione, e i destinatari di essa sono persone sottoposte alle indagini e, quindi, presunte innocenti fino a sentenza definitiva.

Arrestato il padre di un'ex deputata

C'è anche l'imprenditore Emilio Rostan, padre dell'ex deputata dal 2012 al 2022 Michela, tra le persone arrestate dalla Dia di Napoli per l'inchiesta sullo scambio politico mafioso a Melito di Napoli, comune a nord di Napoli. L'imprenditore era considerato il regista nelle elezioni del sindaco Mottola finito in carcere. Secondo quando è emerso dalle indagini avrebbe più volte incontrato colui che è ritenuto il punto di riferimento del clan Amato-Pagano nel comune di Melito e non solo.

Si tratta di Vincenzo Nappi, ucciso in un ristorante, nel corso di un agguato di chiara matrice camorristica. Rostan, avrebbe, secondo gli inquirenti, avuto diversi incontri con Nappi. Inoltre, stando alle accuse mosse dalla Dda partenopea, avrebbe anche corrotto Massimiliano Grande, consigliere comunale di Melito, con il pagamento di una tangente di duemila euro. I soldi, che gli investigatori ritengono essere stati dati tramite due assegni bancari, sarebbero serviti per orientare il suo voto verso il gruppo “Grande Napoli” per le elezioni dei consiglieri della Città Metropolitana. L'ex parlamentare non è invece in alcun modo coinvolta nella vicenda.

Il commento: "Tutto previsto"

“Tutto previsto. Da senatore avevo chiesto al Ministro dell’Interno una commissione di accesso per il Comune di Melito, perché già c’erano tutte le criticità che sono scoppiate oggi". Lo ha detto Sandro Ruotolo, ex senatore e componente della segreteria nazionale del Pd, diversi giorni fa nel richiedere la commissione di inchiesta poi effettivamente oggi nominata ufficialmente.

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