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Campo sequestrato a Caivano

Campo sequestrato a Caivano

Cibi tossici: "Diteci quali sono i campi agricoli avvelenati"

La richiesta dei vertici di Coldiretti alla Regione Campania è di fare subito chiarezza per evitare che si "continui a fare il gioco di chi specula sulla pelle di imprese e consumatori"

Devono essere resi noti i siti inquinati della Campania, attraverso una mappa precisa e dettagliata: è la richiesta di Coldiretti Campania, in questi giorni impegnata a lanciare l'allarme sul rischio crisi a cui il clamore del caso Terra dei Fuochi sta esponendo il settore agroalimentare della regione.
“Vogliamo anche sapere cosa si intende fare – chiedono il presidente ed il direttore generale dell'organizzazione, rispettivamente Gennarino Masiello e Prisco Lucio Sorbo – quando si comincerà ad affrontare questa immane tragedia e con quali risorse. L'incertezza alimenta solo il partito degli speculatori e uccide l'immagine e l'economia della nostra regione che è già così tremendamente martoriata”.

“Il presidente della Regione, Stefano Caldoro – dicono i vertici di Coldiretti – ha diffuso dei dati agghiaccianti. Ha parlato di 80 anni per bonificare solo i territori dell'area Nord di Napoli riferendosi a una relazione della Procura della Repubblica”. “Ma quali sono questi territori? - si chiedono Masiello e Sorbo – Cosa diciamo ai figli di quelle terre? Diciamo loro di scappare? Il compito delle istituzioni, a qualsiasi livello, è quello di dare delle risposte. Non è più possibile allontanare il problema, lo si deve affrontare con decisione. Ed è per questo che ribadiamo – continuano – la necessità immediata di conoscere con precisione quali sono questi territori inquinati”.

Masiello e Sorbo sottolineano che in Campania sono 500mila gli ettari di terreni coltivati. “Quanta parte di questo sconfinato territorio è realmente avvelenata? Vogliamo conoscere con precisione quali sono le aree e i campi, ettaro dopo ettaro. Quando ci verrà spiegato saremo in prima linea per dare il nostro contributo, per far rinascere questi territori con un nuovo modello di sviluppo. E avremo anche il coraggio, se sarà necessario, di isolare queste zone, di trovare soluzioni alternative all'agricoltura”. “Per anni - proseguono Masiello e Sorbo - ci hanno costretti a rinunciare ai nostri terreni in favore dell'edilizia o dell'industrializzazione, di certo non ci spaventerà farlo ancora se qualcuno ci dimostra che è in ballo la salute dei cittadini. Prima però pretendiamo di uscire dall'incertezza, in questo modo si continua solo a fare il gioco di chi specula sulla pelle di imprese e consumatori”.

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