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Cronaca Pendino / Via San Biagio Ai Taffettanari

Report e le chiese di Napoli: "La famiglia Macor ne ha occupato una nel silenzio della Curia"

Persone che stanno scontando o hanno scontato diversi anni di arresti domiciliari, si sarebbero impossessati della canonica di una chiesa (da tempo abbandonata) del '500. Dal canto suo la Curia napoletana risponde che l'edificio non è di sua responsabilità

Nel servizio dal titolo "Questi fantasmi", ad opera di Danilo Procaccianti, la puntata di ieri di Report ha fatto luce sulla vicenda della canonica della chiesa di San Biagio ai Taffettanari, che si trova a poche decine di metri dalla stazione Duomo della metropolitana nell'omonima via.

Il luogo di culto, del '500, è da tempo abbandonato. La canonica invece, palazzo di quattro piani, viene riferito dal giornalista del programma Rai che è occupata dalla famiglia Macor. Si tratta di persone che stanno scontando o hanno scontato diversi anni di arresti domiciliari, per reati che vanno dall'usura aggravata alle rapine passando per l'estorsione. Che non pagano le utenze – dice ancora Procaccianti – e che hanno a lungo disposto anche del tetto della chiesa come terrazzo.

"Lo spessore criminale della famiglia Macor – spiega Report – emerge quando entrati nel palazzo sfrattano con la forza i legittimi inquilini e occupano gli appartamenti. Tutto avviene nell'inerzia di padre Emanuele Casole, che pure ha gestito la chiesa per anni ed ha assistito in silenzio". Raggiunto dal giornalista, il prete spiega che la chiesa non è della Curia così come non lo è il palazzo a fianco. "Abbiamo fatto ricerche su ricerche ma niente", dice.

Eppure nel 2012 – racconta Report – la Soprintendenza intervenne con un sopralluogo, alla presenza anche di don Casole, e chiese alla Curia di "provvedere" riconoscendone la "diretta competenza e responsabilità".

Il video di Report

Il precedente servizio sul patrimonio della Curia

Report aveva già dedicato un servizio, due settimane fa, al patrimonio immobiliare della Curia di Napoli. Particolarmente corposo, è il frutto di secoli di lasciti e donazioni.

"Chi li gestisce e come? - aveva presentato il proprio servizio il programma Rai - Napoli nel centro storico ha più chiese di Roma: ce ne sono 203 ma solo 79 sono adibite al culto, il resto è abbandonato, pericolante o in ristrutturazione perenne. Non tutte le chiese consacrate sono luoghi di culto perché nel 2010 l’allora arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe, vista la difficoltà della Curia a gestirle, decise di affidare alcune chiese in comodato d’uso gratuito ad associazioni o enti. Cosa ci fanno adesso dentro quelle chiese?". Officine acquistate da privati, sale eventi, sale concerti in affido gratuito o in affitto, il panorama messo in luce dalla trasmissione Rai è sembrato particolarmente frastagliato.

La decisione di Battaglia: un censimento del patrimonio

Qualche giorno dopo il primo servizio di Report Mimmo Battaglia, arcivescovo metropolita di Napoli (il successore di Sepe), ha annunciato un censimento del patrimonio della Curia."Anche la Chiesa ha un patrimonio grande, la nostra Chiesa di Napoli ha un patrimonio grande di arte, di chiese e non solo, di terreni e non solo - sono state le sue parole - Ho deciso che entro Natale nominerò una Commissione che studi tutto il patrimonio della Chiesa di Napoli perché di buona parte di questo patrimonio voglio assolutamente che si sviluppi una forma di imprenditoria giovanile che diventi generativa per il sociale del nostro territorio".

"Questo non posso farlo da solo - ha aggiunto ancora l'arcivescovo - devo farlo insieme a voi, ho bisogno di voi. C'è un patrimonio immenso nella Chiesa di Napoli. Bene, è arrivato il momento di far fruttificare questo patrimonio attraverso l'imprenditoria giovanile, un'imprenditoria che diventi generativa e che crei lavoro e doni lavoro alle nuove generazioni".

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