Carabinieri arrestati a Piacenza: tutte le accuse ai militari napoletani

Sono quattro i carabinieri di origini napoletane coinvolti nell'inchiesta. Per alcuni le accuse arrivano fino alla tortura e al sequestro di persona

Sono quattro i militari di origine napoletana coinvolti nell'inchiesta “Odysseus” che ha portato al sequestro della caserma di Piacenza Levante e all'arresto di sei militari. L'inchiesta che ha lasciato sgomenti l'Italia ha tra i suoi protagonisti negativi carabinieri nati in provincia di Napoli. A cominciare dall'appuntato Giuseppe Montella, detto Peppe, nato a Pomigliano d'Arco e considerato uno degli elementi più “attivi” da parte della procura di Piacenza. Sono varie le ipotesi di reato delle quali lo accusano i magistrati. Così come sono diversi gli episodi in cui sarebbe coinvolto, spesso insieme agli altri elementi della caserma. La prima accusa tra i capi d'imputazione riguarda diversi episodi nel corso dei quali ha sequestrato della droga a un pusher per poi darne una parte come “paga” al suo informatore, anch'egli spacciatore.

Le accuse a Montella 

Si tratta di sei episodi che sarebbero avvenuti tra il 30 ottobre 2017 e il 28 ottobre 2019. Per queste accuse deve rispondere di peculato aggravato. La seconda accusa che gli viene mossa è quella di spaccio di sostanze stupefacenti. È accusato insieme ad altri indagati, di veri e propri episodi di cessione di sostanza stupefacente sfruttando il suo ruolo di carabiniere e quindi meno probabile come soggetto a indagini. Si tratta di 16 episodi riscontrati tra il 5 febbraio 2020 e il 20 marzo 2020, in pieno lockdown. Montella si sarebbe occupato di rifornire lui stesso direttamente i pusher alle sue “dipendenze” di ingenti quantitativi di stupefacente, chili in alcune occasioni, trasportati anche a bordo della sua auto fino all'abitazione degli spacciatori. Un'auto, un'Audi A4, che è l'oggetto di un'altra contestazione mossa a Montella accusato di aver costretto la concessionaria a vendergliela per soli 10mila euro a fronte di un costo medio di 21.500 euro. Montella in un'occasione si sarebbe presentato in concessionaria e avrebbe minacciato, picchiato un addetto e distrutto un computer per ottenere l'immatricolazione dell'auto. Montella è addirittura accusato di aver acquistato e venduto anabolizzanti. Un'altra contestazione riguarda il reato di truffa ai danni dello Stato insieme al secondo militare di origine napoletana coinvolto nell'inchiesta.

Le accuse a Esposito e Falanga 

Si tratta di Angelo Esposito, appuntato scelto nato a Pompei e anch'egli finito in carcere. Insieme ad altri militari erano in un ristorante e poi in un bar durante l'orario di lavoro. Un episodio simile vede coinvolto anche il terzo carabiniere arrestato di origini napoletane. Si tratta di Giacomo Falanga, nato a Pozzuoli e appuntato scelto dell'Arma. Insieme agli altri due sarebbe andato prima in un negozio di Leroy Merlin e poi a casa di Montella, sempre durante l'orario di lavoro e con l'auto di servizio. In quest'ultimo caso l'accusa è di peculato. Durante il periodo di lockdown sempre Montella è accusato di aver realizzato anche delle autocertificazioni per autorizzare gli spostamenti di due persone. Tutti e tre sono accusati di falso ideologico per non aver menzionato in un rapporto di aver realizzato un arresto grazie a uno spacciatore loro confidente che aveva fatto da esca. Inoltre nel verbale d'arresto hanno anche scritto di essere stati colpiti dall'arrestato, cosa falsa, e per questo di aver reagito colpendolo al volto. I tre sono anche accusati di arresto, lesioni personali aggravate e perquisizione illegale ai danni dello stesso cittadino nigeriano. Il quarto carabiniere napoletano coinvolto figura nel successivo capo d'imputazione.

L'accusa al maggiore Bezzecchieri

Si tratta del maggiore Stefano Bezzecchieri, nato a Pompei e comandante della compagnia di Piacenza. Il militare è sottoposto all'obbligo di dimora ed è accusato insieme agli altri tre, e ad altri militari, di abuso d'ufficio. Sempre nel corso dell'arresto del cittadino nigeriano, i carabinieri non hanno segnalato l'acquisto della sostanza stupefacente da parte del loro confidente, “abbonando” così la contestazione amministrativa. Una circostanza che secondo la procura sarebbe stata avallata dal comandante che è accusato di aver omesso di segnalare l'acquirente alla prefettura come previsto dalla legge. Solo Montella e Falanga, tra i napoletani, sono accusati di falso e peculato in relazione all'arresto di un cittadino albanese e alla redazione del verbale. L'arresto avvenne grazie a una soffiata di un loro “informatore” che poi venne “ripagata” con una parte del quantitativo di droga sequestrata nell'abitazione dell'arrestato. Sempre per la stessa circostanza Montella è accusato di aver poi spacciato una restante parte della sostanza dandola a due spacciatori di fiducia. I fatti si sono svolti il 3 aprile 2020 durante il periodo di lockdown. In pratica, secondo gli investigatori, l'obiettivo del militare era rifornire di stupefacenti gli spacciatori suoi confidenti in un momento in cui l'approvvigionamento era difficile, attaccando allo stesso tempo i loro concorrenti.

Il sequestro di persona e la tortura di un egiziano 

Sempre Falanga, Montella ed Esposito sono accusati di falso in relazione a un altro arresto di un cittadino egiziano. Ancora una volta un loro confidente aveva rivelato che c'era un'abitazione dove era custodito un chilo di stupefacenti. L'obiettivo, secondo gli investigatori, era quello di sottrarlo e darlo ai pusher “amici” oltre che mettere a segno un altro arresto. I fatti risalgono all'8 aprile, sempre durante il lockdown. Le cose però non andarono come prevedeva il loro informatore e non riuscirono a trovare nulla. Non contenti i militari fermarono l'egiziano nel tentativo di farlo confessare. Una volta portato in caserma senza alcuna contestazione, l'egiziano venne picchiato a sangue da Salvatore Cappellano, un carabiniere catanese, e minacciato dallo stesso Montella. Il tutto sotto gli occhi degli altri carabinieri coinvolti. Alla fine venne costretto a dichiarare “spontaneamente” di aver ricevuto dieci euro in cambio di una dose di droga. Per gli stessi fatti i tre sono accusati anche di lesioni personali, di sequestro di persona e soprattutto del reato di tortura e di violenza sessuale. Solo Montella è accusato, sempre per lo stesso episodio, di minacce. I tre sono anche accusati di falso per i dettagli attestati nel verbale d'arresto di un cittadino ecuadoregno, arresto, ritenuto dalla procura, illegale. Per i fatti legati allo stesso arresto Esposito e Montella sono anche accusati di spaccio. Inoltre i due, insieme al maggiore Bezzeccheri, sono accusati di abuso d'ufficio. Montella è inoltre accusato anche di truffa per lo stesso episodio. L'ultima contestazione riguarda Montella accusato di aver fatto acquisti con l'auto di servizio. Un totale di 58 capi d'imputazione di cui la quasi totalità vede imputati Montella e in gran parte dei casi gli altri due appuntati provenienti dal napoletano. Tre anni di contestazioni che tracciano uno scenario fortemente infamante per l'Arma dei carabinieri.

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