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Le ultime parole del carabiniere prima di morire: “Siamo carabinieri, basta”

Tutta l'indagine ricostruita dall'ordinanza del Gip Chiara Gallo. “Mi hanno accoltellato” e poi Mario Cerciello Rega si è accasciato

“Ricordo di aver sentito le urla del mio collega che proferiva testuali parole: 'Fermati, siamo carabinieri, basta' - e infine il drammatico – 'Mi hanno accoltellato'” . Sono state queste le ultime di Mario Cerciello Rega prima di essere accoltellato da Finnegan Lee Elder che insieme a Christian Gabriel Natale Hjort sono accusati di omicidio volontario. A raccontare le ultime parole del carabiniere è stato il suo collega Andrea Varriale nel corso dell'interrogatorio finito nell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del tribunale di Roma, Chiara Gallo.

Il giudice ha ricostruito l'intera dinamica dei fatti nelle 14 pagine che rappresentano il primo atto giudiziario ai danni dei due giovani americani. Grazie alla testimonianza del collega della vittima, è stato possibile sapere che i due militari avevano "avvicinato i due ragazzi qualificandosi e mostrando loro i tesserini. Il tentativo difensivo di ipotizzare una sorta di legittima difesa putativa, sostenendo di aver avuto paura per la propria vita e di essersi difeso non appare compatibile con gli elementi di fatto emersi dalle indagini". Tutte circostanze alla base dell'ordinanza che ha imposto il carcere per entrambi.

I soccorsi 

Le parole scritte nero su bianco raccontano anche gli attimi concitati dei soccorsi. “Mentre i due soggetti si davano alla fuga in direzione via Cesi notavo Cerciello che perdeva moltissimo sangue dal fianco sinistra all'altezza del petto. Contattavo immediatamente la centrale operativa per richiedere i soccorsi e in attesa del loro arrivo tamponavo le ferite riportate dal collega. Nel frattempo, notavo sopraggiungere sul luogo del fatto anche altre pattuglie sia dell'Arma che della Polizia di Stato. Il personale medico giungeva sul posto dopo circa 15 minuti e iniziava le operazioni di soccorso. Oltre all'ambulanza, dopo circa 7/8 minuti giungeva anche un'auto medica dopodichè il vicebrigadiere Cerciello veniva trasportato verso il nosocomio Santo Spirito”.

La telefonata della denuncia 

La pericolosità sociale

Tornando alla decisione del Gip, secondo il magistrato sussistono tutti gli elementi alla base di una misura cautelare in carcere. Per prima cosa la pericolosità sociale degli indagati. “Erano alla ricerca di sostanze stupefacenti nel corso della serata e che entrambi avevano bevuto alcol” Il Gip sottolinea l' “incapacità critica dei due coindagati”. “Nessuno dei due indagati ha dimostrato di aver compreso la gravità delle conseguenze delle proprie condotte, mostrando un'immaturità eccessiva anche rispetto alla giovane età e al grado di violenza che connota le condotte di entrambi testimoniano la totale assenza di autocontrollo e capacità critica evidenziandone la pericolosità sociale”.

Il pericolo di fuga

Secondo il magistrato entrambi gli indagati “sono stabilmente residenti all'estero, presenti in Italia occasionalmente e sorpresi dalla polizia giudiziaria in procinto di lasciare l'albergo subito dopo avere commesso i delitti in contestazione, condotta quest'ultima che non può non ritenersi finalizzata a far perdere le proprie tracce”. Si materializza così il secondo elemento fondamentale per la valutazione del magistrato e della misura cautelare da applicare.

La reiterazione del reato

La capacità offensiva dei due convince il magistrato del fatto che potrebbero ripetere un gesto di tale efferatezza. L'arma che Elder Lee ha utilizzato per infliggere 11 coltellate al vicebrigadiere è un coltello utilizzato dai marines. Si tratta di un coltell “Trenknife” con “lama brunita, con impugnatura di anelli di cuoio ingrassato e pomolo in metallo brunito”. Un'arma con lama di 18 centimetri e che prova la “particolare disponibilità di armi di elevata potenzialità offensiva – che insieme alle “modalità e circostanze del fatto” provano la possibilità di reiterazione del reato. L'arma è stata ritrovata in una contro-soffitto all'interno della stanza numero 109 dell'albergo. Era ancora sporca del sangue di Cerciello. L'aveva nascosta Natale Hjort ed entrambi erano pronti a partire per tornare negli Stati Uniti.

I funerali del carabiniere ucciso 

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