Sciame sismico Campi Flegrei, De Natale: "Il rischio non si può escludere ma è difficile prevedere un'eruzione"

Uno dei ricercatori più esperti sul vulcanesimo flegreo spiega la situazione anche alla luce dello sciame sismico verificatosi lo scorso fine settimana

Tra sabato e domenica, 40 scosse si sono registrate in poco più di 24 ore nell'area dei Campi Flegrei. Giuseppe De Natale, uno dei ricercatori più esperti sul vulcanesimo flegreo, è stato raggiunto dal Corriere del Mezzogiorno a proposito dell'attuale situazione nell'area.

Il rischio di accelerazione improvvisa dei processi che stiamo osservando ai Campi Flegrei non si può escludere”, spiega. “Da osservazioni di vulcani in tutto il mondo, si evince come la probabilità di una previsione esatta del comportamento di un vulcano sia minore del 20%-30%”, quindi è difficile prevedere un'eruzione. E lo è ancor di più nell'Area flegrea, dove i “fenomeni anomali generalmente considerati 'precursori', come sollevamento del suolo, sismicità ed anomalie geochimiche, persistono ormai da circa 70 anni. Ed infatti ci sono state già due evacuazioni, non seguite poi da eruzione: del Rione Terra nel 1970 e di tutta Pozzuoli nel 1984”.

De Natale è convinto che “l’episodio attuale di bradisisma non preluda ad un’eruzione; altri colleghi la pensano diversamente”. Secondo l'esperto è necessario comunque “rendere più sicure e resilienti le zone più a rischio; non desertificandole, perché sono zone ricchissime a naturale vocazione turistica, culturale, di terziario avanzato, ma comunque diminuendo la densità di popolazione residente”.

Il luogo dell'eruzione

Ma dove avverrà, quando avverrà, l'eruzione? De Natale spiega che “ci sono alcuni lavori effettuati con metodi statistici, utilizzati anche per delineare la zona rossa. Personalmente, credo che il problema sia più complesso, e ci sono infatti differenti vedute. In ogni caso, una delle aree che tutti i metodi indicano come più probabile è quella di Pisciarelli-Solfatara, dove tra l’altro insiste la maggior parte della sismicità”. La zona viene monitorata con un drone, che acquisisce immagini all’infrarosso termico. Lo scopo – spiega l'esperto – è rilevare “anche piccole variazioni morfologiche che possano indicare fenomeni locali di frana o piccole esplosioni della falda superficiale. Fenomeni di questo tipo, con gittata tipica di qualche metro, sono effettivamente presenti e neanche tanto rari. Per concludere, ciò che sappiamo oggi del sistema magmatico flegreo è che la zona d’accumulo principale è localizzata a 7-8 km di profondità; una delle questioni più importanti è capire se il magma migri a profondità molto più basse: mentre per gli anni ’80 ci sono molteplici evidenze scientifiche che indicano una intrusione magmatica a circa 3 km di profondità, noi pensiamo che oggi quel magma sia solidificato e che non ci siano evidenze di ulteriori intrusioni superficiali. Altri ricercatori la pensano diversamente. Ovviamente, questa questione è cruciale”.

Lo sciame dello scorso weekend

De Natale spiega anche nel dettaglio in cosa è consistito lo sciame sismico del weekend scorso. “Si sono verificate circa 40 scosse in poco più di 24 ore, di cui due le maggiori: alle 22:54 del 19/12 (M=2.7) ed alle 4:13 del 20/12 (M=2.3). È stato uno sciame sismico di lunga durata ed anche energetico; ma il più intenso resta quello del 26 aprile, che contava un numero simile di eventi (41), ma in un arco di circa 5 ore e con due eventi di magnitudo M=2.7 ed M=3.3; quest’ultimo essendo il più forte avvenuto dal 1985 ad oggi. Negli ultimi anni, la sismicità ai Campi Flegrei è aumentata moltissimo, sia in numero che in magnitudo: i tassi attuali superano i 200 terremoti/mese”. “È molto importante che ciascuno conosca il grado di vulnerabilità dell’edificio in cui vive ed opera; e che perlomeno sia certo che non abbia gravi problemi strutturali. Questo è particolarmente importante per le scuole e gli edifici pubblici: negli edifici in buono stato, si può restare tranquilli anche in caso di terremoto”, puntualizza ancoda De Natale.

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