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Il sistema S. Antimo: 50 euro a voto e co-gestione delle attività imprenditoriali

Ordinanza di custodia cautelare per 59 persone ritenute vicine ai clan Puca, Verde e Ranucci. Il gip valuta sulla richiesta d'arresto del senatore Cesaro. Misure restrittive per i tre fratelli

 

Un sistema che coinvolgerebbe camorra, politica e imprenditoria. E' sconcertante il quadro emerso dall'operazione Antemio che i carabinieri, su disposizione della Procura di Napoli, hanno eseguito a Sant'Antimo. Un'operazione che coinvolge, oltre ai clan Puca, Verde e Ranucci, anche nomi altisonanti, come quelli della famiglia Cesaro. Il gip valuta sulla richiesta d'arresto del senatore Luigi Cesaro, mentre sono scattate le misure cautelari per tre fratelli del parlamentare di Forza Italia. 

In totale sono 59 le persone raggiunte da ordinanza restrittiva. Secondo gli inquirenti, il sistema prevedeva di mettere le mani sul macchina comunale, con infiltrazioni nelle tornate elettorali del 2013, 2017 e 2019. Voti comprati per 50 euro al primo turno, a 25 al ballottaggio. Un meccanismo che ha consentito di far eleggere in Consiglio comunale esponenti dei clan. Quando, alle elezioni del 2017, la lista sostenuta dalla camorra non è stata eletta, sono cominciati gli atti intimidatori, anche dinamitardi, per portare i consiglieri alle dimissioni e far cadere l'Amministrazione. 

I tre clan utilizzavano una cassa comune, denominata cappello, con cui sostenevano le famiglie degli affiliati arrestati. Gli affari del sistema, secondo la Procura, riguarderebbero anche il centro diagnostico Igea e il Centro commerciale il Molino. In particolare, il primo sarebbe co-gestito insieme ai clan. 

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